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MADAME EDWARDA: LA NUDITA' DELLA PAROLA SCRIVERE



Sam Guelimi pour Madame Edwarda

Madame Edwarda: la nudità della parola scrivere

(…) Mi ricordo un racconto: Madame Edwarda. Fui senza dubbio uno dei primi a leggerlo e fui immediatamente persuaso(sconvolto fino al mutismo) da ciò che quell’opera(di sole poche pagine) aveva di unico, al di là di ogni letteratura, tale da rifiutare una sola parola di commento. Emozionato, scambiai qualche parola con Georges Bataille, non come quando si parla di un autore di un libro che si ammira, ma cercando di fargli capire che un simile incontro bastava alla mia vita, come l’averlo scritto doveva bastare alla sua. Erano i giorni bui dell’occupazione. Quel libricino – il più piccolo dei libri, pubblicato con un nome fittizio, e riservato a pochi – era destinato, clandestino, a cadere nella rovina probabile di ciascuno di noi(autore, lettore). Nessuna traccia di un avvenimento insigne. La sua sorte è nota.
(…) L’ammirazione, la riflessione, il rapporto con altre opere, perfino ciò che rende immortale, per ciò stesso sopprime o appiattisce; tutto ciò che eleva la letteratura, la letteratura lo riduce alla sua sola altezza, qualunque sia l’importanza che gli si accorda. Ciò che resta invece è la nudità della parola scrivere, simile all’ esibizione febbrile di quello che fu per una notte, e per sempre ormai, Madame Edwarda.
©[Maurice Blanchot, Après coup, Les Editions de Minuit 1983]©