Zenocio Autunnale║Gaudio Malaguzzi


Autunnale di Belluno
by Gaudio Malaguzzi

Un poeta si sveglia e rammenta di aver sognato non un tramonto rosso-arancio e nemmeno che il suo pappagallo è stato nominato ministro delle politiche ambientali. E’ questo che ha sognato: è in una città metafisica, come se fosse Catanzaro dentro un quadro di De Chirico ma ancor di più: e dentro il sogno è incredulo, Dio che ci faccio qui e, piuttosto, è mai possibile che quest’anno non riesca a vedere il mare, che ho qui dietro il bosco e la ferrovia, nemmeno a sognarlo, e perché mai se deve essere Catanzaro così metafisica perché non è Catanzaro Lido?
un po' Françou
degli anni sessanta...
C’è una donna che è un tipo ectomorfo, piuttosto secco, un po’ Françou degli anni sessanta e un po’ una dell’isola di Lussino che il poeta conobbe a Trento negli anni settanta, e questa donna, non ricorda gli oggetti il poeta, dona al poeta delle cose e dietro c’è il marito della donna un po’ incazzato e il figlio, o la figlia, che dà un calcio negli stinchi al poeta, e si continua a camminare in questo spazio metafisico e poi lei abbraccia il poeta e gli dice: Non sono Emily, ci mancherebbe…Sei straniera di quale paese? Com’è che ti chiami, così mi ricorderò di te e potrò anche scriverti se ne avrò voglia di qua a sei lustri? Mi chiamo “Autunnale” e sono di Belluno. E parli così che sembri quella gnocca strana che parla e non si sa che idioma sia nel fumetto di Loco Chavez[i] e si chiama Fiona?!...Dico “zenocio” e “bianco” e “tondo”; ma è come se dicessi “zenoli”, “blanc”, “toront”, e sembri o friulana o croata se non  canadese, e sei così legnosa che mi sto chiedendo qual è che possa essere la tua pulsione sessuale, ammesso che Leopold Szondi abbia avuto il tempo e il soggetto per pensarci.
La pulsione del zenocio, penso, disse Autunnale, non è per l’incavo delle mie ginocchia che a un certo punto hai addirittura pensato che fossi di Genova? “Zentildona”, le disse il poeta, “si dà il fatto che si stia camminando qui in questa città verso ovest, che, non solo a maggio, è un po’ quello che è il punto dell’ano e non di Belluno”, tanto che Autunnale a questo punto abbracciò il poeta e non si sa che cosa gli sussurrò nell’orecchio, ciò che entra dall’orecchio, pensò il sognatore, entra dall’autunno, ma qui non siamo a Belluno, e d’accordo che questa Autunnale possa correlarsi al mio oggetto “a” che, ancorché sia abbastanza  piccolo e stretto, non è detto che lei è da lì che mi possa far entrare  nella sua città di Belluno. “Lustrisima”, allora le disse, “mi stai a brancar su ma io son poeta e non una mànega de baroni o dei mostri de omenàt che ghe ha fat milli pazzità”. Autunnale lasciò andare il sognatore e si mise a sedere sul marciapiede, e poi si mise a ridere e guardando verso ovest come se fosse verso Belluno:”Ohè, poeta,  e se fossi stata di Belvedere[ii]?”; e il poeta girandosi: “Tu catanzarese con quella faccia di Belluno?”; “E di Bellaria?”; “L’autunno a Bellaria…prova, va’ un po’ a vedere che aria tira!”; “E di Belpasso?”; “Beh, di Belpasso Autunnale di Belluno…a vederti anche qui a Catanzaro con quel bel passo, sai, ho pensato a un certo punto che c’era in te qualcosa del passo di bolina che si ha Belluno quando si ha un corpo come il tuo che cammina nell’autunno di Belluno…”.

[i] Testo di Trillo e disegno di Altuna; in Italia, Loco Chavez è pubblicato da “Skorpio” e “Lanciostory”.
[ii] Intende, è evidente, Belvedere di Spinello, in provincia di Catanzaro.