Lo stile è incomprensibile

Lo scrittore farà l’esperienza che, se si esprime con precisione, con scrupolo, in termini oggettivamente adeguati, quello che scrive passerà per difficilmente comprensibile, mentre se si concede una formulazione stracca e irresponsabile, sarà ripagato con una certa comprensione. Non basta evitare asceticamente i termini del linguaggio professionale, le allusioni ad una sfera culturale fuori mano : il rigore e la purezza della struttura linguistica, pur nell’estrema semplicità, operano un vuoto. (…)Tener d’occhio, nell’espressione, la cosa, anziché la comunicazione, è sospetto: lo specifico, ciò che non è tolto a prestito dallo schematismo, appare irriguardoso, quasi sintomo di astruseria e di confusione. La logica attuale, che fa tanto conto della propria chiarezza, ha ingenuamente collocato questa perversione nella categoria del linguaggio quotidiano. (…)Solo ciò che non ha bisogno di essere compreso passa per comprensibile; solo ciò che, in realtà, è estraniato, la parola segnata dal commercio, li colpisce come familiare.

[Theodor W. Adorno,64.Morale e stile, in: Idem: Minima moralia ©1951]

LA STIMMUNG DI MARISA AINO CON SAMUEL BECKETT│Mirlitonnades

LA STIMMUNG  DI MARISA AINO CON SAMUEL BECKETT│Mirlitonnades
Il quarto d’ora con Bernardetta e la cugina con la lambretta│LUNARIONOVO n.77-febbraio 2017: clicca sull’immagine

Uh Magazine ▌Editorial Staff

mercoledì 22 febbraio 2017

AD. SIVUSA IN GIALLO-RIFLE│



AD. RIFLE  e l’Enzuvë del poeta
E’ venuto fuori, dalla Lebenswelt di Blue Amorosi, il nome verticale della figura come se fosse, nella randomizzazione di Wordle, AD.RIFLE: potrebbe darsi come “una certa carabina olandese”: A : una certa, una tale; D: come “dutch”: olandese; RIFLE: fucile o carabina. Si potrebbe anche presupporre che per rifle si intenda lo schema verbale “to rifle”, che equivarrebbe a “svuotare” e a “ripulire” nella forma transitiva; se intransitivo,equivarrebbe a “frugare” e potremmo pensare a “una tale olandese che fruga”. La figura, lo sappiamo, indossava pantaloni, o jeans che fossero, gialli, yellow trousers o yellow jeans, fabbricati dalla Rifle? E’ possibile: la Rifle, con questo nome, è attiva dal 1958. Il fatto è che, pensando alla signora e al suo nome vero, almeno quello con cui si presentò in pantaloni gialli, la commutazione randomizzata di Wordle del suo nome e cognome in verticale, come se fosse l’identità momentanea dell’oggetto “a”(del poeta) al meridiano(del poeta) sembra che spieghi l’amore necessario e la fisiologia della libido: certo, può essere stato così: quella tale olandese svuotò la libido al poeta, gli fece andar su l’erizzo come se fosse un reflusso prolungato che finisce con il fargli ripulire l’esofago, il pozzo a rombo, della libido. Come fucile o carabina olandese, che, d’accordo, non hanno l’anima che ha il cannone, che si chiama “minchia”, ma, in quanto “rifle”, hanno pur sempre una “canna” metallica di lunghezza variabile, e non è detto che non si possa passare o far sottentrare l’uso del fucile a sottrazione di gas, che è la radice etimologica in shqip del nome che designa il poeta in questione. Se vai a frugare in quel momento della gita a Positano, viene fuori che si parlò anche di fucili per via del fatto che forse qualche giorno prima eravamo stati al poligono a fare i fucilieri, escluso il marito della figura in giallo che non c’era stato e chiedeva lumi e semiotiche sui fucili a canna fissa e l’otturatore rinculante; mi pare che si usò anche il termine “archibugio”, ma la figura in giallo quando saltarono  in bocca a non so chi i fucili a caricamento multiplo scoppiò a ridere e mi venne più vicino, al riparo, forse, da tutte le altre canne basculanti. Ricomposto il riso e annullato il contatto delle anche strette, lei disse: - E l’archibugio?... Fu il marito che le spiegò che era costituito da una pesante canna in ferro di circa 100 cm di lunghezza e con una forcina lo si poteva usare a mano libera, e prima era archibugio da fuoco o archibugio a miccia o a corda e, nei modelli più recenti,  l’accensione di polverino posto nel focone veniva attivata per mezzo di un meccanismo a ruota o a focile. Disse proprio: focile, e la moglie si mise ancora a ridere e mi venne ancora contro la mia gamba. E ridendo con lei e con gli altri commilitoni non potei non aggiungere: c’è anche l’archibugio del monaco, e lei quasi mi si risedette sulle ginocchia,ridendo a più non posso, e io serio: è un’arma da fuoco formata da un corto tubo metallico senza cassa. E quant'è lungo, chiese lei incuriosita: 28 cm, le dissi, e di calibro 12,65 mm. Ci fu un attimo di silenzio, forse una curva. Poi, lei si ricompose e profferì seria, come solo certe olandesi fuciliere sanno fare: -A me piace di più il fucile, un bel rifle con la sua canna fissa e l’otturatore rinculante!
Ora, avendola dotata con wordle di questo stesso nome, ed è davvero, se si pensa all’analemma esponenziale, un miracolo da geometria o da linguistica frattale, non posso non rivelarvi che nella lingua nascosta dei quadarari questa signora con i pantaloni gialli, che si chiama Rifle, sarebbe, più che la signora Cacafocu, la signora Cupusa, che derivando da “cupo”, darebbe il fucile( o la pistola) come “chiuso” e “taciturno”, ovvero come apposizione-archetipo “ciò che fa tacere”. La signora Cupusa in giallo, a parte queste quattro battute sul rifle, in effetti, quel pomeriggio faceva tacere, eravamo tutti chiusi e taciturni, c’era la signora Cacafocu.

L’acronimo AD, non dimentichiamolo, potrebbe avere un nesso con”Addict”, quando si indica una “forte passione”, ad esempio un Rifle addict è un(a) maniaco(a) del fucile: anche se fosse andata in America, la signora AD. CUPUSA o CACAFOCU, sarebbe stata sempre una donna con una forte passione per il fucile, anche a chiamarlo “gun”! Fosse stato il nome AD.SIVUSA, sempre per l’etimologia della lingua ammašcante, e per ragioni non commutate ad Wordle, l’addict di AD l’avrebbe resa come la signora maniaca del sebo o dello strutto se non della ‘nzugna, che, non è un mistero, è nel paradigma stretto di Rifle( e del cosiddetto Enzuvë del poeta, speculare alla ‘nzugna e allo Jésuve di Georges Bataille).
! V.S. Gaudio


Con un Jean-Slim en coton jaune la signora AD.RIFLE per l’Enzuvë del poeta

 

lunedì 20 febbraio 2017

LA FIGURA GIALLA AD.RIFLE│


│Sulla litografia “Yellow over Black” di Ellsworth Kelly la wordle del nome verticale della figura di cui al vomito

L’arco tattile delle anche strette
Mini-Lebenswelt con Ellsworth Kelly, Giorgio Manganelli e V.S.Gaudio : la figura in pantaloni gialli andando a Positano

Un poeta di media cultura e costumi decorosi  incontrò, dopo una assenza di lustri, dovuta ad eventi orribilmente guerreschi, la donna con i pantaloni gialli che aveva incontrato un giorno prima che arrivasse l’estate. Non la baciò, ancorché lei gli si era strusciata contro, in presenza del marito e di altri commilitoni; ma, appartatosi in silenzio, vomitò a lungo. Alla donna stupefatta non volle dare alcuna spiegazione di quel vomito; né la diede ad alcuno; e solo con pazienza egli pervenne a capire che quel vomito espelleva dal suo corpo tutte le innumerevoli immagini che della donna si erano depositate e avevano inzuppato il suo oggetto “a”. Ma, in quel momento, egli comprese come non gli sarebbe stato più possibile trattare quella donna con i pantaloni gialli come se tra di loro fosse intercorso soltanto amore, all’insaputa del marito, un amore morbido, non soltanto giallo e ansioso di superare  ogni ostacolo e di toccare l’epidermide dell’altro, come quando allora, quando il poeta era giovane, lei gli si era quasi seduta sopra il (-phi), sulle ginocchia in macchina, sul sedile dietro, allora senza cinture di sicurezza, e con altri uomini a fianco; egli aveva sperimentato la tossicità dell’amore, non che quello fosse amore, ed aveva capito che la tossicità della distanza era solo alternativa alla tossicità di quell’intimo contatto, e che aveva vomitato il passato per dar luogo al vomito del futuro. Per questo non gli venne su l’oggetto “a”, e in alto al meridiano pareva che sventolasse  non il rombo di Lacan ma la bandiera gialla di quel vomito: il vomito, appunto, e non i sospiri, come ebbe a scrivere Giorgio Manganelli nella Centuria Due, era il sintomo di un amore necessario[i], quantunque nel caso del poeta questo amore promiscuo, per quanto correlabile al codice catastale dei comuni di provenienza, e farmaceutico, quasi da  reflusso da esofagite.
Con  "FAREDIL", come wordle del nome
verticale della figura gialla,
 avremmo avuto un'altra Mini-Lebenswelt?
Se non da lussazione dell’anca,
per una dominante atipica,
narcisismo a spostamento onirico
mediante deformate partecipazioni,
o citazioni se vogliamo, ed escatologiche, del repertorio genitale,
osò scrivere il poeta stesso[ii],
su cui dipingere, in cui somministrare
il dinamismo, la profondità della tensione,
uno sforzo, fischiettando tranquilla
la fine anche della notte, e godendo,
così egli si trovò nella situazione deliziosamente tormentosa di non poter né disdegnare quel contatto della sua coscia gialla, né carezzare, né contemplare la donna che indubbiamente egli vuole trombare in pantaloni gialli, anzi più che trombarla, vuole tamburarla,
deformando i traumi, i paradossi,
come operati in libido, e l’assillo,
con esso il rapporto, che non è amore ed è insopportabile per via del vomito, l’aveva fatta partecipe anche allora del vomito, né porla a parte del proprio segreto e del suo e scriverle:
- dietro c’è una mater fallica, guarda laggiù,
masturbando i ripieghi anali,
e le difficoltà di cui nell’ambito dei ritagli
e delle curve  andando a Positano,
e gli aspetti frigidi della negazione;
o, quantomeno, dopo averle masturbato l’anello ainico, per accettarla totalmente, assorbirla, farla propria fino al momento in cui ella si rivela come veleno, giallo, come la propria voce, e il binario, e giù ancora il rapporto
con gli escrementi
per cui accanto al corpo i deliri,
l’inachèvement du temps
e il senso contemporaneo della colpa,
intanto che, dovunque, la vita si fa sempre più instabile, il terrorismo monta e anche gli anni di piombo, di pari passo con le concessioni demaniali eterne. Dovunque, si incollano manifesti che spiegano il sangue, i proiettili e il vomito,
nella depressione esasperata, fuori dall’arco psicotico,
stile colorato, è giallo, scrisse ancora il poeta[iii],
l’aureolin pseudolibera anche,
l’oggetto “a”:
-  tanto pregenitale sei dunque gialla,
cianotica franca
in controfinalità la gamba contro,
poiché nessuno parla del vomito,
attraverso reattive modalità, le curve dell’alcool, l’innamorato pensa che il problema sia o ignorato o dato per ignorato o troppo noto,
già in vena in double bind, il messaggio, baciarla o ficcarle il glande in culo per affidarle la notte nuziale,
spiaggia come nuda ambiguità di pulsioni,
all’interno, la finzione smentiva
elaborati convenzionali, come in percezione vampirizzata
l’allusione extralinguistica
nella zona 0-1 di Mihailescu-Urechia[iv],
che inforca quell’anello di cui si è detto, un campo informazionale attorno all’arco tattile, l’ipertrofia dell’io sta tra il giallo e l’alcolomane improvviso, ed è chiuso il contatto, anche l’allusione linguistica,
il narcisismo delle anche strette  
inevitabilmente la strettezza indicibile dell’ano,
inevitabilmente il reciticcio implica messaggi,
i fantasmi reciuti,
abbandonati ai bordi[v].
! Blue Amorosi




[i] Cfr. Giorgio Manganelli, Due, in: Idem, Centuria. Cento piccoli romanzi fiume, Rizzoli Editore, Milano 1979.
[ii] Cfr.V.S.Gaudio, la lussazione dell’anca, 20 gennaio 1974in: Idem, Sindromi Stilistiche, Forum Quinta Generazione, Forlì 1978.
[iii] Ibidem.
[iv] Ibidem.
[v] Ibidem.

Ellsworth Kelly (American, 1923–2015)
Yellow over Black, 1964–1965
Lithograph in colors on Rives BFK paper
·    35.25 x 23.25 in. (89.54 x 59.06 cm.)

sabato 18 febbraio 2017

I cantanti nascosti ▌Un gioco di Vuesse Gaudio per "Topolino"




I CANTANTI NASCOSTI di Vuesse Gaudio
Per  il favoloso inserto Estate Giochi di  “Topolino” n.1391
Arnoldo Modadori Editore Segrate 25 luglio 1982





"Topolino" n.1391
cover

Topolino n.1391
cartello
Soluzione per I cantanti nascosti

giovedì 16 febbraio 2017

La fica nascosta all’"Alien Bar" █ Armando Adolgiso


scommettiamo che sono riuscito a scrivere un poemetto senza usare una sola parola mia?…no, non il sonetto delle massaggiatrici che vi ho letto l'altra sera, un'altra cosa. Questa fu addirittura pubblicata su di una rivista letteraria d'avanguardia, si chiamava "Probabile", mi pare nel 1980, appena in tempo perché poco dopo chiuse i battenti…come sarebbe a dire naturalmente? Ma tu guarda che screanzati!…intitolai la composizione "Su vari modi d'intendere la fica"…ah, diccidicci, v'interessa mo'!…la chiamai così perché tutto ruotava intorno a quella lì: i suoi possibili significati simbolici o allegorici e le sue rime con altissimi versi danteschi. Sì, perché cominciai proprio usando il rimario della Divina Commedia del Prof. Dr. Luigi Polacco, edito dalla Hoepli nel 1919. Lo sapete, non bado a spese, quanno ce vò ce vò! Poi mica è finita qui, usai tutte le parole italiane che hanno al centro la fica…intendo che hanno nel corpo quelle quattro lettere insieme, infine, tornai da Dante per chiedergli la conclusione della mia fatica. Mi servivano parole ispirate al colore nero, il perché v'è chiaro no?, e che contenessero qualche rimando alla durezza poiché dopo aver tanto parlato di quella cosa lì…le trovai le parole giuste. Parole che il Poeta dice dopo avere letto la famosa iscrizione nera sulla porta, sempre aperta, dell'Inferno. Così costruii quel poemetto prefabbricato in tre parti. Perché fare 'na fatica bestia a scrivere cose nuove, basta rimontare quanto c'è in giro, si lavora meno e si fa bella figura…nooo!…non se ne parla nemmeno…macché! è tardi e non ho voglia…nemmeno se mi pagate!…come? un'altra birra grande?…beh…sì vabbè.

Fin che alla terra ciascuna s'abbICA
Sopragridar ciascuna s'affatICA
Tosto che parton l'accoglienza amICA.
Ed elli a me: Quell'è l'anima antICA
Non dico tutti, ma posto ch'il dICA
Ben si convien che la lunga fatICA
S'ammusa l'una con l'altra formICA
Come le rane innanzi alla nimICA
Poi si vince tutto, se ben si notrICA
Di penter sì mi punse ivi l'ortICA
Nelle femmine sue più è pudICA

Aerificazione
Amplificazione
Beatificazione
Bonificazione
Calcificazione
Carnificazione
Certificazione
Chiarificazione
Classificazione
Diversificazione
Domificazione
Edificazione
Escarificazione
Esemplificazione
Eterificazione
Falsificazione
Fortificazione
Fruttificazione
Gelatificazione
Giustificazione
Gratificazione
Identificazione
Lignificazione
Lubrificazione
Macchinificazione
Mellificazione
Mercificazione
Mistificazione
Modificazione
Mollificazione
Mortificazione
Mummificazione
Nidificazione
Nitrificazione
Notificazione
Ossificazione
Pacificazione
Palificazione
Panificazione
Parificazione
Personificazione
Petrificazione
Pianificazione
Prolificazione
Qualificazione
Ramificazione
Rappacificazione
Rettificazione
Riedificazione
Riqualificazione
Riunificazione
Saccarinificazione
Santificazione
Saponificazione
Scarnificazione
Scorificazione
Significazione
Solidificazione
Sopraedificazione
Specificazione
Stratificazione
Suberificazione
Testificazione
Unificazione
Vanificazione
Verificazione
Versificazione
Vetrificazione
Vinificazione

Queste parole di colore oscuro
Vid'ïo scritte al sommo d'una porta;
per ch'io: "
Maestro, il senso lor m'è duro"



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martedì 14 febbraio 2017

Torre Saracena ░


Torre Saracena  Instantphoto by Blue Amorosi 
14 febbraio 2017 - 12:18

La ragazza del treno di V.S.Gaudio e la cuoca di Molière e di Kant│

L’identità sporca e bionda della ragazza del treno di V.S.Gaudio
V.S. Gaudio usava leggere le proprie poesie appena scritte, eravamo negli anni settanta, a una ragazza bionda conosciuta su un treno che lo stava riportando da Torino nella Culabria del Nord, per vedere che impressione facessero su una mente semplice. E in questo niente di strano. Anche Molière pare che leggesse alla cuoca le proprie commedie appena scritte. Si sa che il giudizio dei competenti sulle opere letterarie, come dimostra la Reale Accademia di Svezia, è sempre viziato, o partigiano, o tendenzioso e, in ogni caso, non genuino se non del tutto amministrativo. Ottimo dunque fu l’espediente di Molière e ottimo anche quello di V.S.Gaudio, che aveva conosciuto sul treno questa patafisica ragazza bionda, “docile fino ai piedi”, le scrisse in un verso, “dal groviglio  da cui tenta scopi e problemi”[i], e lei, quando gliela lesse, scoppiò a ridere, tanto che il poeta, che non poteva permettersi il lusso di una cuoca, a differenza di Molière, e anche di Kant, come ricorda Achille Campanile[ii], le fece una domanda, senza esporre teorema, sensibile, completò la semplice operazione per significarne pena dell’organismo, insomma voleva farle capire a quella ragazza tanto in carne e pondus quanto scema e ignorante l’equivoco della controversia. Ti ricordi? Le disse: eri affacciata al finestrino, e assumevi espansioni, sostenendoti passato, a residuo di contesto, da dove incartavi abbreviazioni e definivi fissità lievi e fertili incertezze dal foro dell’analogia, quello di Bradley, da quel foro crescevi…a questo punto, la ragazza: ma davvero mi hai visto così sul treno? E quando mi sono affacciata al finestrino, alla stazione di Termoli o a Bari, come quella ragazza di Göteborg[iii]?  Ma sei sicuro che ci siamo conosciuti in treno? E questo Bradley chi sarebbe, tuo zio o tuo nonno, o il tuo cappellaio? Ma questo non ha importanza, le rispose il poeta, quello che interessa qui è che io possa leggerti le mie poesie come facevano Molière e Kant alla cuoca, quello le commedie e questo le opere di filosofia,  e questa  tua identità sporca e bionda che ha un principio che assolutizza lo scetticismo di Protagora  non solo ti fa fare l’analemma esponenziale del mio oggetto “a” e quindi mi tira su il (-phi) di Lacan, lo psicanalista che non c’entra un cazzo con Verdiglione, specie quando volgi la schiena all’alba, persa di già nel crepuscolo che conta le presunzioni del reale, ma, appunto, ti fa essere una presuntuosa ignorante, mentre io affino , con l’equivoco, questo equivoco, il probabile, scalza eri un’identità che a priori avevi una violenza, obbligo di una giustificazione che ci adatta, comunione talvolta nuda che persuade, aggredita dal vento nei capelli, avevi un che di sporco che assolutizzava lo scetticismo di Protagora[iv], e per questo t’avrei sbattuto contro il finestrino e fatta mettere in ginocchio sul sedile dello scompartimento, se non ci fossero stati altri viaggiatori, i tuoi stessi parenti, per farti contare le presunzioni del reale, prima,  e le fissità lievi nonché le fertili incertezze nel foro analogico  di Bradley[v] ti avrei fatto incartare non solo abbreviazioni falliche e uretrali! Così quella ragazza non gli disse che aveva la pentola sul fuoco, come la cuoca a Molière, che chiudeva la porta a chiave e si metteva a leggere[vi], si rimise scalza e gli disse che mi piacerebbe vederle pubblicate queste due poesie, sai, davvero mi sento come la cuoca di quel tuo Molière, che cazzo me ne frega di cucinare, sapessi quante volte ho ripensato al nostro incontro sul treno e quante volte ho immaginato che mi prendevi come hai detto, e quante volte sono venuta a prendere quel treno e quante volte mi sono fatta la tua identità sporca e bionda e assolutizzavo per te lo scetticismo di Protagora e il tuo (-phi), oh gaudio, mai visto un (-phi) così innalzarsi al mio Medio Cielo e ficcarsi nel foro analogico di Bradley!




[i] Cfr. V.S.Gaudio, Due concrezioni del 1976, in: Idem, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978.
[ii] Cfr. Achille Campanile, La cuoca  di Molière e quella di Kant, in: Idem,  Vite degli uomini illustri, Rizzoli Editore, Milano 1975.
[iii] Cfr. V.S.Gaudio, La ragazza di Göteborg, © 2007, in preparazione come ebook per UH.Book. Comunque, se ne può leggere un estratto in: V.S.Gaudio, Il fantasma che allunga le gambe verso il poeta, in: A.Gaudio, Il limite di Schönberg.Ricerche estetiche con testi di V.S.Gaudio,  Prova d’Autore di Nives Levan, Catania 2013.
[iv] Cfr. V.S.Gaudio, Due concrezioni del 1976, in part. la prima delle due, ed.cit.
[v] Ibidem: in part. la seconda delle due concrezioni.
[vi] Cfr. Achille Campanile, La cuoca di Molière…, ed.cit.


Due concrezioni del 1976

vivida
c’è questa possibilità di ordinare i toni
dalla funzione stessa che li definisce
la pertinenza della questione

c’è l’abitudine di questa fiducia
da accordare, una posizione che somma rigidità
e slittamenti

come quando stasera a sostegno della competenza
chiara profondità che calma viene a riempire
all’estremo
un’astenia che non trabocca, non ha forza
per significarsi nell’insistenza di una identificazione
che tenta il silenzio che ci rende consapevoli
che lei guida un’anima per non farla scivolare
per una china astratta

è vivido
l’equivoco che affina il probabile,
scalza c’è un’identità che a priori ha una violenza
obbligo di una giustificazione che ci adatta
comunione talvolta nuda che persuade
aggredita dal vento nei capelli
identità sporca e bionda che ha un principio che assolutizza
lo scetticismo di Protagora,

e quando c’è timore di nascondere la scelta
volge la schiena all’alba, persa di già nel crepuscolo
che conta le presunzioni del reale

14 agosto 1976, Pantano di Villapiana

*
se ne ha tempo
corrosa, docile fino ai piedi
come obbliga connessione, di opaca certezza
dal groviglio da cui tenta scopi e problemi

e introduce domanda senza esporre teorema
sensibile
completa semplice operazione che ne significa pena
dall’organismo
da cui afferma l’equivoco della controversia

e ne assume espansioni, sostenendosi passato
a residuo di contesto
da dove incarta abbreviazioni definisce fissità
lievi e fertili incertezze
dal foro dell’analogia Bradley cresce

                                        (impiega al fondo mancanza
                                        ad appuntarne parte da cui pratica
                                        astrazione,
                                        conducine senso fino al teorema contestuale
                                        in cui significa
16 agosto 1976, Pantano di Villapiana


!da: V.S.Gaudio, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978

domenica 12 febbraio 2017

QUATTRO TAUTOGRAMMI│Bob Quadrelli

QUATTRO TAUTOGRAMMI
Bob Quadrelli
Esasperando eclatanti estremismi esteriori eventualmente equivocabili escogito ellittiche elucubrazioni emozionali endemicamente esacerbate esorcizzando epidemiche epidermie elegantemente estroflesse esemplificando eccezionali eventi episodici epocali esistenzialmente entropici equilibrati ex-tempore esercitando esangui erezioni ermetiche equamente esagitate esotizzando estenuanti effluvi eclettici ero(t)icamente eccitanti esauriti eiaculando endorfine esplosive elargite evasivamente emulando estrosi esperimenti esoterici esageratamente efferati eguagliati evitando esitanti epigoni epilettici esiguamente efficaci erroneamente evocati ex-novo esibendo esorbitanti estensioni erogene estinte estrapolando effimere equazioni eterodosse equidistanti esterefatte eutanasie estatiche... Eh?
Germina e genera una giovane gemma di gaudente gioia e il giorno è un giro di giostra girovaga gitana gin & ganja grass giú in gola e godo gorgogliando gonfiando ghiandole e gangli giacigli di gigli giacinti e glicini gocce di glicemico glucosio in giocondi gioviali gotti di Gutturnio di Gorizia e grosso glande godurioso a Genova genialmente in gondola nel gorgo geometrico della Gorgone che gaia gongola per gentile grazia di Giove col gondone sul Golgota con Giobbe Gioele e Gargantua Giuliano Gemma e Geordie gagliarde giovenche al guado del Gange gonzi in Geriatria e germi di guano di gabbiano o gargarismi di grappa a garganella grappoli di gioielli di giravolte galattiche un gatto grida a Giano guardone dal Gianicolo i grugni gialli dei Governanti goliardici e giammai gemere è gigantemente già grottesco  
Quieto Quadro di Quantico Quasar Quinto Quarto di Quando Quatto Quatto il Q’Uran è Quotato a Q8 in Q-Tar Quasi Quattro Quadranti e Quadriglie Di Qualsiasi Quorum a Quaglia Quasimodiche Quinte per Quadrifogli a Quintali Quid Quadrangolari in Quarantena sui Quaderni di un Quacchero Quadragenario alla Quadriennale Quadrimensionale Quadrofonica su Quadriga al Quadrivio Qualcuno Qualificato Quantomai Quaquaraquà Quantizzato Quanto il Quartiere del Quiz al Quarzo di Quadrelli: il Quotidiano
Un ufo umanoide ad Udine uccide Ulisse ubiquo d’uggioso ultrasuono umiliando uomini unisex universitari umbri su Urano usurpatori unti di usura in Uteretrali umori ultimi usufrutti di usocapione utilità d’usuali Universi D’urina unisonante Umanesimo d’unicorni unidirezionali Urbinati umetta Ultravioletti urlando Ultimatum ubriachi di Usurai ufficiali Ucraini ululanti ukuleli in ufficio dell’Ulster untori Ugandesi ultracentenari in umide uggie uncinate unghie d’Unni Uralici urticanti ustioni Utopistiche urti d’usanze urgenti Ultraterrene


from→ ΣΜΙΛΗ / SMILE  
numero 1 - 2017

sabato 11 febbraio 2017

LA LEBENSWELT CON SARENCO █

LEBENSWELT 5 █ SARENCO
LUNARIONUOVO  
n.77
febbraio 2017
La morte del baobab e la morte silenziosa del poeta.
Lebenswelt di V.S. Gaudio con Sarenco, tra Villa Sorensen e Mambrui[i]



Il telefono non suona.
Non mi arriva da giorni nessuna e-mail
escluso Twitter che dice che devo
espandere la mia azienda.
E’ notte fonda.
Il mare batte l’onda.
Berrei una birra guardando
l’equatore  anziché laggiù
in fondo ad ovest il vertice
del Monte Sèllaro, e Venere  e la
luna quando sta crescendo
(...)

Leggila tutta su
"LUNARIONUOVO" n.77- febbraio 2017
online dal 14 febbraio 2017


[i] La Lebenswelt con Sarenco è avvenuta con le sue poesie del 1989  “Villa Sorensen,Malindi”, “La morte del baobab”, “Mambrui”, contenute in: SARENCO, POESIE SCELTE 1961-1990, POETRY IS OVER COLLECTION, Brescia 2015.

Sarenco Sono un poeta│ 2016

mercoledì 8 febbraio 2017

Paolo Tonini ░ Hello Sarenco

07.02.2017

Hello Sarenco
here's Tonini speaking
I know you can't reply now
I want to say I'll drink  alone that champagne
and on my i-phone will remain forever
this telephone number
I will call you sometimes for hearing
the poem that absence
and nouns make unique
the last one of you
that I dedicate to myself
and these words without voice
for your beloved and all friends.

-------

Ciao Sarenco
sono Tonini
lo so che adesso non puoi rispondere
volevo dirti che lo champagne
lo berrò da solo e che nell'i-phone
resterà per sempre questo
numero di telefono
ti chiamerò ogni tanto
per risentire la poesia
che l'assenza e i ricordi
fanno inconfondibile
l'ultima tua che mi dedico
e queste parole senza voce
per i tuoi cari e gli amici
.

! Paolo Tonini

martedì 7 febbraio 2017

SARENCO.


Il catalogo dell'ultima grande mostra di Sarenco:
tra maggio e luglio 2016 a Torino
alla Fondazione 107
Sarenco, nome d’arte di Isaia Mabellini, è nato a Vobarno,sulle montagne della Vallesabbia, in provincia di Brescia, nel 1945. All’età di sedici anni, nel 1961, scrive la sua prima poesia. Nel 1963 produce la sua prima opera di ‘poesia visiva’. Nel 1965 la sua prima mostra di poesie visive. Dal 1966 ad oggi la sua attività espositiva conta centinaia di mostre nel mondo, quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia, una partecipazione alla Documenta di Kassel e una partecipazione alla Biennale di Siviglia. Ha pubblicato una trentina di libri, fondato numerose riviste d’avanguardia (la più famosa delle quali rimane Lotta Poetica). Negli anni ’80 si è trasferito part-time in Kenya, realizzando opere di forte impatto anti-coloniale, in seguito alla sua amicizia e collaborazione con i grandi eroi Mau Mau,sopravvissuti alla mattanza del colonialismo inglese. Rientrato in Italia per problemi di salute, ha costituito con il fratello Oriano la ‘Fondazione Sarenco’ che, tra le altre cose, si occupa del suo lavoro e dell’organizzazione del lavoro di alcuni dei più interessanti artisti africani contemporanei. Attualmente vive e lavora a Salò, sul Lago di Garda, dove si occupa del riordino di tutte le sue numerose pubblicazioni, della conservazione dei suoi cinque film (presenti per ben due volte a Festival Internazionale del Cinema di Venezia) e dei suoi dieci video-film professionali. In Fondazione 107 Sarenco presenta Le carte di Salò, un’unica grande opera composta da 200 collage realizzati nel 2015/2016 durante un periodo di riposo forzato durante il quale l’artista ha ricostruito il suo percorso artistico rielaborando le opere più significative dal 1963 ad oggi attraverso l’esercizio della memoria. L’installazione si sviluppa tracciando una linea continua che seziona lo spazio espositivo tagliandolo in due piani. Al centro della sala esplode Caravanserraglio, una selezione di opere a partire dagli anni ’90 che costruiscono una grande installazione. Scultura, pittura, collage, fotografia e performance sono presenti in un allestimento che evoca il nostro immaginario nel Caravanserraglio, luogo di riposo e di ristoro per i viandanti ma anche territorio di incontro e di scambio. Sculture alte oltre 4 metri laccate di bianco raffigurano i ritratti giovanili dei poeti amati da Sarenco, i ‘veri giganti’ della cultura del XX secolo: Marinetti, Apollinaire, Tzara, Breton così come grandi dipinti su corteccia realizzati in Africa: superfici su cui parola ed immagine si integrano, sovrappongono e talvolta contrastano in un gioco in cui la traccia è la storia poetica dell’artista, o quadri con le ceramiche di Siviglia realizzate in occasione della Biennale, con il materiale tipico utilizzato dagli artigiani di questa città. Con Il Poeta è nudo, installazione a terra disposta a tappeto, attraverso la provocazione (Aiutate l’arte, grazie per l’offerta), Sarenco testimonia il ruolo del poeta contemporaneo, ultimo anello di un sistema economico indifferente alla sopravvivenza della “vera” cultura, quella dei “no-man” (i poeti, gli artisti non ufficiali, ecc.). Un‘installazione di pali funerari Giriama (una tribù della costa del Kenya), ognuno dedicato a un poeta morto, quelli che hanno fortemente influenzato la sua vita di poeta e, nel caso dei poeti contemporanei, i compagni di viaggio che hanno condiviso con lui la gioia e il peso di essere ‘poeti’. 14 lavagnette scolastiche organizzate come una Via Crucis o le sculture di un’installazione di donne della tribù Maasai del Kenya, che cantano contro lo stupro durante la lotta di indipendenza organizzata dai Mau Mau del Monte Kenya contro i colonizzatori o i 3 Black Voyeurs, installazione scultorea in cui gli africani prendono coscienza della loro identità vitale e culturale diventando ‘personaggi pubblici’. Chiude questa rassegna antologica la rielaborazione del portale di Aushwitz di cui Sarenco ha modificato la famosa scritta sostituendo la parola ARBEIT (“lavoro”) con la parola GEDICHT (“poesia). In una sala a parte sarà esposto African Dada, in occasione del centenario dalla nascita del movimento Dada (1916) sarà presentata un’importante opera composta da 42 tavole e 1 scultura raffigurante il dittatore Amin Dada secondo una teoria che sostiene che i tre grandi movimenti artistico-culturali delle avanguardie storiche del Novecento (Futurismo, Dada, Surrealismo) abbiano radici profonde nell’humus dell’Africa Nera.

domenica 5 febbraio 2017

Angela Giannitrapani │La lentezza dell’amore e la teoria di Auden


Angela Giannitrapani
Auden e la seconda lingua della bellezza
Un debito con Auden: il tipo di fermezza
malinconica e asciutta ha fatto scuola
da quando ha suggerito la misura
del soffrire salva la ragione.

Meno didattico di Seneca
sè eletto a modello di poeta signore
-Il gusto, la scelta, il controllo
di qualsivoglia esperienza.

Ma Kawabata: quei lampi
di verità nella tortura dei silenzi,
il dolore che investe luomo
scacciandolo dal suo trono.

Ogni frase una crepa,
ma il diaframma è sottile fra certezza e dubbio,
fra ira e pena; laria si tende
sotto lo sforzo della coscienza.

Böll più degli altri, letto in inglese
In una città notturna delloceano:
absent without leave, nessuno affronta il distacco
ma la terraferma spasima di assenze.
Quarantadue anni. Mi riconosco
dal nome, dal viso, dalle mani
forti come quelle di unoperaia.
Per il resto sbando da una parte allaltra.
Il corpo non mi contiene.

La lettera promessa ed aspettata
non è qui, dove
lavrebbero colta i denti
e lacerata
per saperla più in fretta

Mai la poesia mè parsa così dura
a lama di candela notti di Londra
mentre lesperienza del capire
fa voli di paura intorno alla bellezza.
Fino alla teoria della bellezza sono arrivata,
ma poi per favore lasciami un messaggio
perché la verità vuole unaltra vittima.

Solo per fare lamore
lentezza più lentezza più lentezza
con un totale like the hurricane.
Ma questaria imbronciata, perversa,
viso nellacqua,
il riflesso di una composizione senza la trasparenza,
la tendina abbassata,
stupore che tutto il resto dimentica.
Ricapitolando:
come larte non progredisce, la mia vita non migliora
di punto in bianco
né gradualmente. Ma se la bellezza
è bellezza, e lo splendore splendore,
linvenzione ha da aggiungere appena la memoria.


da→ Angela Giannitrapani Poesia come seconda lingua ▬ Beniamino Carucci Editore│ Assisi 1970


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