Lo stile è incomprensibile

Lo scrittore farà l’esperienza che, se si esprime con precisione, con scrupolo, in termini oggettivamente adeguati, quello che scrive passerà per difficilmente comprensibile, mentre se si concede una formulazione stracca e irresponsabile, sarà ripagato con una certa comprensione. Non basta evitare asceticamente i termini del linguaggio professionale, le allusioni ad una sfera culturale fuori mano : il rigore e la purezza della struttura linguistica, pur nell’estrema semplicità, operano un vuoto. (…)Tener d’occhio, nell’espressione, la cosa, anziché la comunicazione, è sospetto: lo specifico, ciò che non è tolto a prestito dallo schematismo, appare irriguardoso, quasi sintomo di astruseria e di confusione. La logica attuale, che fa tanto conto della propria chiarezza, ha ingenuamente collocato questa perversione nella categoria del linguaggio quotidiano. (…)Solo ciò che non ha bisogno di essere compreso passa per comprensibile; solo ciò che, in realtà, è estraniato, la parola segnata dal commercio, li colpisce come familiare.

[Theodor W. Adorno,64.Morale e stile, in: Idem: Minima moralia ©1951]

PAOLO VOLPONI│Il linguaggio sportivo e altri scritti│edited by Alessandro Gaudio

PAOLO  VOLPONI│Il linguaggio sportivo e altri scritti│edited by Alessandro Gaudio
ad est dell’equatore│postfazione di Darwin Pastorin→ in libreria dal 26 maggio 2016

Luigi Tassoni │Radio Capodistria│ Il linguaggio sportivo e altri scritti di Paolo Volponi.

Luigi Tassoni parla a Radio Capodistria de
"Il linguaggio sportivo e altri scritti" di Paolo Volponi, curato da Alessandro Gaudio per Ad est dell'equatore, Napoli 2016

Uh Magazine ▌Editorial Staff

LA STIMMUNG DI MARISA AINO CON SAMUEL BECKETT ▌

LA STIMMUNG DI MARISA AINO CON SAMUEL BECKETT ▌
LUNARIONUOVO n.76│Gennaio 2017│clicca sull’immagine

martedì 17 gennaio 2017

Yellow over dark blue▐ Mini-Lebenswelt con Ellsworth Kelly e Jessica Biel

Yellow over dark blue.Mini-Lebenswelt con Ellsworth Kelly e Jessica Biel in “The Texas Chainsaw Massacre”

Arriva questa ragazza e si possono fare varie ipotesi sui motivi per cui sia stata così puntuale; c’è questo uomo , questo vecchio uomo handicappato, su una sedia a rotelle che non sonda alcuna ipotesi, d’altra parte come potrebbe allontanarsi dal punto designato dall’appuntamento, forse più tardi si apparterrà, dentro il cesso, come se fosse un covo in cui qualcosa di Heimlich, o l’Heimlich per intero, sta acquattato. Se il visionatore fosse più attento, ma anche la ragazza, dovrebbe confessare di provarne un lieve, ma indubitabile piacere.  Il vecchio da molestatore incallito riconosce la funzione di molestia che la ragazza in jeans ha, è un gran podice, certo non un affanno del cuore, ma qualcosa che lei non può staccare dal proprio corpo, e dall’animus, almeno in talune giornate, e, nel suo bioritmo, questa è una di quelle talune in cui non si sbaglia mai l’ora dell’appuntamento, e la ragazza e anche il vecchio porco, in quel momento si accorgono di non aver chiaro quale fosse l’ora ma adesso che sta accadendo non se ne turbano, giacché pare loro naturale che l’ora, per quanto imprecisa e imprecisabile, sia giunta nel luogo designato. Nel quadro di Ellsworth Kelly yellow, come se fosse yell + owe, sta sopra, over, il dark blue,non potrebbe essere un errore di luogo? Il sorriso della ragazza, quando arriva al cospetto del vecchio seduto, e lo vede, vuol forse dire che lei si ripara, si rifugia in un qualche luogo familiare o segreto, e che quel dark blue, che sta là sotto, è allora paura, fuga, o anche gioco, richiamo ? O che l’appuntamento era dovunque, non necessariamente over dark blue o necessariamente sullo scuro depresso, o sul truce, cupo, tetro nero, oscuro,indecente, un conservatore spinto, che non è il mare, non è il cielo, non è l’azzurro, e allora lei, che è sopra, ed è il giallo del quadro Ellsworth Kelly, dovrebbe, avrebbe il dovere di urlare, yell owe: “Devi urlare sullo scuro depresso, sopra il segreto indecente!”: yellow over dark blue, yell  owe dark blue: perciò il vecchio non ha potuto mancare l’altro, né per il luogo né per il tempo, e la ragazza non ha potuto mancare l’altro, né per il luogo né per il tempo, ognuno ha ubbidito con assoluta precisione, il giallo sul blu scuro è stato interpretato, capito, consumato. E’ così che il lieve piacere si può trasformare in un inizio di gioia, ma per un inno al gaudio ce ne vuole, è questo il punto, la linea di separazione tra sopra e sotto, giallo sopra, blu scuro sotto, l’appuntamento è stato talmente vissuto che non può più dare nulla di più alto e totale di quanto sia stato talmente vissuto, per questo la ragazza volta la schiena non al luogo dell’incontro ma al visionatore, e al poeta sussurra sempre, no, non sussurra, urla, ha il dovere di urlare, sul dark blue, non è quello che si dice un tenero addio, l’analemma esponenziale dell’oggetto “a” del poeta ritorna sempre sul luogo dell’anamorfosi, o del massacro reale. O, quantomeno, essendo ow=ahi, si sta urlando ahi, o metti che possa passare yell own, e allora ammettiamolo, devi possedere o quantomeno riconoscere, ma chi è owe ed è anche il debitore di, caccia un urlo, yell, per quel vecchio che potrebbe essere own, il proprietario della casa del massacro del reale?by v.s.gaudio
Ellsworth Kelly - Yellow over Dark Blue, 1964 

lunedì 16 gennaio 2017

Carlo Villa a Marisa Aino ▌ La turgescenza, l'inseguimento e... la terza rotaia

La turgescenza, l’inseguimento e… polvere di miele!


Carlo Villa scrive una intensa e pesante lettera a Marisa Aino parlandole del suo L’idea, il desiderio, la menzogna│ “Coeur-à-barbe 1”- L’arzanà,  Torino 1982│sul retro delle ultime 5 poesie di Polvere di miele│ “Carte Segrete” 1980│fotocopiato a strisce che glielo trasmette integralmente e, come si evince dalla sua lettera, integralmente dedicandoglielo, una sorta di elogio sensuale tutto polvere di miele: “Mi auguro che(…) possa nell’imminente futuro salire fino a Roma dove vorrei intanto riprenderti in punta di tempera(…)e quindi in punta di dita e perché no di lingua. (…)E attendo una tua risposta soprattutto circa le coordinate e l’intrigo(…)Dedicandolo stavolta solo a me. Non c’è niente altro che valga la pena, credimi. Se non la terza rotaia per dare lo sgambetto alla vita: l’angolino in cui infrangere insieme nel frattempo”.
La striscia fotocopiata con le prime 4 poesie di
Carlo Villa, Polvere di Miele, Carte Segrete 1980;
sopra a sinistra, altra striscia con notizia dell'
autore de La nausea media e indirizzo e telefono
studio a mano per Marisa Aino;
a destra la striscia con le poesie da 17 a 21 di
Polvere di Miele,sul cui retro, orizzontale,
è scritta a mano la lettera a Marisa Aino


Il dispositivo mistico e sensoriale di Carlo Villa.
Maria Luisa Spaziani, che non aveva l’intensità A differenza del segretario, la presidente del Premio, arrotondata della calligrafia di Marisa Aino, tutta tesa tra la grazia e la suggestione della lentezza, aveva pur sempre una calligrafia dalla forma calligrafica, come l’avevano Cimatti, Grillandi e Gilda Musa, tra la vanità e l’esibizione, ma con un tocco semplice che rende la vanità più franca e elastica. La direzione rettilinea della Spaziani, che è un gesto grafico anche di Gerbino, Lucio Zinna e Luigi Fontanella[i], carica l’ossessività di alcuni paradigmi rendendo quasi fermo se non inflessibile l’esibizione di determinati simboli. L’intensità quasi grassa della calligrafia di Carlo Villa mostra l’ostinazione e l’inerzia dei suoi paradigmi erotici, la sensualità quasi di rigore, è un gesto grafico che lo accomuna a Paolo Ruffilli, ma anche a Pietro Civitareale, ad Antonino Cremona e ad Angelo Scandurra. E come questo Villa ha una forma bizzarra tra eccentricità e nervosismo, che era evidente anche nella calligrafia di Bufalino come lo è in quella di Stefano Lanuzza. Lo stile “mistico” di Carlo Villa è sempre pronto ad esplodere tra una sorta di realismo sensoriale, con tutti i rischi narcisistici, e la viscosità delle immagini: il dispositivo di sessualità o, se vogliamo, l’immaginario, che riguarda l’oggetto “a” nei piaceri singolari, di chi ha questi gesti grafici, precipita di fronte a chi ha una dimensione grande, come quella della calligrafia di Marisa Aino, che tra romanticismo e ardimento, incanta la sensorialità inerte e ostinata del calligrafico che coltiva ossessioni e immagini dentro il sistema digerente delle strutture mistiche. !V.S.Gaudio


[i] Cfr. la mia grafopoetica nella introduzione a: IL POETA E IL GRAFOLOGO. Antologia degli “autografi”, a cura di Giovanni Occhipinti, Ragusa 1984.

domenica 15 gennaio 2017

Armando Adolgiso ▌Diario di un Vecchio Porco

Scommettiamo un Campari che ho fatto parlare un maiale alla radio?... come?... no, non è quel maiale lì… quello ha tante radio, tv, giornali, non ha bisogno di me, grugnisce quando vuole.
Le cose andarono così. Invitato, alla metà degli anni ’70, dall’Assessorato alla Cultura di Reggio Emilia a scrivere un breve monologo teatrale con a protagonista un maiale per un Festival che ragionava su quel nobile animale (dalla letteratura alla gastronomia, al cinema, eccetera), appena finito il lavoro appresi che il Festival era saltato e con esso la mia retribuzione. Piansi per il tempo necessario, poi riuscii a piazzare il testo a Radiorai (fu anche replicato) e grazie alla Siae il mio lavoro fu ben ricompensato… lo sapete, al dollaro ci tengo.
Al microfono, lo interpretò il grande Corrado Gaipa con il quale ho spesso lavorato… leggervelo?... siete matti?... visto che ora è?... fossimo su internet direi stampatele, sono 7 pagine… vi do i fogli e ne fate una fotocopia?... no?...m’offrite una birra alta?... vabbè accetto.


Scusate se da solo mi presento, io son l’apologo.
Ovvero quel racconto in versi o in prosa in cui si fanno parlare animali
(o cose inanimate, enti astratti, creature astrali)
al fine di presentare sotto il velo dell’allegoria
qualche ammaestramento  morale 
che proprio non sia da buttar via.
Ne hanno scritti d’apologhi
il francese La Fontaine
e il latino Fedro
(che ‘mbriaco sempre era di cedro);
e, sia qui detto per inciso,
ne ha scritto uno anche Adolgiso.
Certo, non è bravo quanto Esopo
perciò i conti con lui... faremo dopo.
Qui ci ammannisce la storia di un maiale,
(vedrem dipoi  se mandarlo all’ospedale)
...no...non il povero suino,
ma quel mio autore malandrino
che racconta di un diario scritto da un porco:
cronaca di un’anima, calepino d’un corpo.  
Ora mi taccio, anzi mi pauso
non senza aver raccolto
un vostro applauso...


(Entra in scena l’attore su luci in evolvenza)

Félicien Rops, Pornokrates 1878

MAIALE – (lentamente, intimo, dolente) 
13 ottobre, mattina
Sono un porco.Sono un vecchio porco. E ho fatto la vita del beato porco.
Ho mangiato le perle e ne ho apprezzate le qualità che, invece, erano evidentemente sfuggite a chi me le aveva ironicamente messe davanti,  (ridacchiando) c’è rimasto d’un maaale ! Non sapeva che io per le perle vado matto mentre le ostriche mi fanno schifo!
Io valgo, così ho sentito dire, esattamente tanto oro quanto peso, e pare che non ci sia niente di me che si possa buttar via a cuor leggero.
Insomma...proprio un porco come si deve.
Ma oggi sono solo un vecchio porco: quando monto una scrofa mi viene sonno subito, il mio grugnito ora è roco, lontano è il tempo in cui ruzzavo in quel bel cortile sporco insieme a quella maiala di mia madre...  e intorno a me scende la sera. Mentre fuori  sento crescere il rumore.
Perché in questi giorni, qui si prepara una grande festa che pare terminerà con una grande mangiata di carne in piazza.
(vivace, quasi allegro)
C’è una grande eccitazione in giro: tutti hanno gli occhi lucidi, le voci acute, i bambini mi saltellano intorno... devono volermi tutti proprio bene... i padroni mi nutrono, mi accarezzano, uno di loro poi l’ho sentito dire che presto mi farà la festa... che gentile!
Come riuscirò mai a ricambiare tanta affettuosità ?
Dovrei cercare di mostrarmi almeno un po' più allegro, ma invece sento un languore...!
Fuori  l’aria è dolce... c’è tanta musica... e a me piacerebbe saper fare il pork and roll !

sabato 14 gennaio 2017

La finestra gialla del poeta ░ Mini-Lebenswelt con Yener Torun

Istanbul by Yener Torun


Il poeta non abita ad Istanbul ¨ Come Aurélia Steiner Büyüktaș[i] .
Il poeta non è affacciato, svagatamente, alla grande, colorata finestra; non è notte, ed egli non guarda i ripidi pendii, le valli anguste, dominate dalle rovine del suo palazzo, nella lunga solitudine, dietro la finestra gialla, il poeta si è abituato a se stesso, e non cerca né di affacciarsi, né di cambiare finestra, che so, mettersi alla finestra verde. Per molto tempo, il cruccio di queste finestre colorate lha angustiato; chissà mai potrà localizzarmi, alla finestra giusta, che, ora che ricordo, dovrebbe essere quella gialla, anche se, mi par di ricordare, quella volta, tempo fa, la dipingemmo di rosso. Egli avrebbe voluto che, passando lanalemma esponenziale del suo oggetto a assoluto alzasse gli occhi verso la finestra  giusta e far intendere al poeta che gli stava quanto meno sussurrando pensieri gialli e anche rossi: ti sto pensando mio poeta, mio devastatore dellanimus, mio shummulante (-phi), nella profondità della vallèa, nella profondità , e nella parte meno illuminata, del colore giallo, ti amo lentamente, ti amo accostando lungo questo sentiero irto, lontano, e tu ti chiedi perché, dopo anni e lustri, vengano in tante sotto la tua finestra , e tu, che conosci lansia e la sofferenza, con chi mai di noi potrai scambiare una tua parola? E come, per virtù del mio animus e del mio (-phi), o per il loro colore, abbia potuto scoprire la tua finestra? E perché nel medesimo giorno siamo venute in tre a cercarti? E chi veramente, tra noi, tu volevi vedere? A chi di noi avresti svelato il colore giusto, avresti spalancato la finestra e dire: anche se soffro di satiriasi, e non posso scriverti una lettera al giorno, come avrei voluto, e perciò faccio tardi sette notti su sette, per tutta la tensione del pensiero fallico attorno al tuo podice ectomorfo, e lo sforzo senza limiti di cercare di shumullarti , in verità, sei sì lanalemma esponenziale del mio oggetto a assoluto, ma, ora che sono alla finestra gialla, è te che voglio ngazillare[ii], almeno fino a che scende la notte e allora il giallo della finestra si spegnerà, e blandamente io diverrò il tuo fantasma, fino a quando la mattina dopo unaltra lancerà un sassolino verso i vetri della finestra blu.



[i] La ü turca si legge come la “u” francese di “sur”. La ș turca si legge come il digramma “sc” di “guscio”.
[ii] Sta per il turco “coșturmak”(leggi la ș  come il digramma “sc” di guscio), entusiasmare, esaltare, se non farle l’elogio, la lode, elogiare o lodare come mburr in shqip, e övgü in turco(leggi: euvgu, come la u francese di “sur”), come sostantivo archetipo e övmek, come schema verbale.

giovedì 12 gennaio 2017

Il mio angelo Stuart e il plenilunio del Capricorno.


Quella luna piena sul sole del mio angelo Stuart 
g
Una delle meraviglie che mi sorprese in uno stesso gennaio
fu quella volta quando mi arrampicai in alto qui nella pinoca su
un pino e mi dicevo è da lassù che piscerò al vento e nel cielo
e dissi al mio oggetto “a” assoluto che era là sotto ancora
con il genere 42 di Barthes, nel sistema della moda, abbassato
tu che sei del Capricorno e hai il patagonico angolo piatto  dei
due vettori del (-phi) che son quelli che  stendono
il tuo punctum “f” sull’orizzonte a ovest che cosa vedi
guardando in alto e fu da questo pino così eretto  nel
tuo medio cielo  che se ne allitterò pene?
E’ questa sarebbe dunque una delle meraviglie
che adesso ti coglie su quel pino che appena appena
non è manco un terzo del tuo pene?
Rispose il patagonico angelo Stuart
che nella pinoca faceva il mio oggetto “a”;
intanto che il sole laggiù a sinistra è quasi
sul tuo grado radicale  tra Villapiana
e Venere  che magnifica gli archetipi-sostantivi
del tuo Giove e l’elasticità dei tuoi leggings,
io quassù son in vetta al pino
e sopra il mare che meraviglia una luna gialla
che è stesa sul mio punto di Attila, e tu amata mia
che cazzo  puoi vedere là sotto ?
Che faccio, mi rispose il mio angelo Stuart,
risalgo anch’io quest’altro pino  o vengo
su dietro al tuo e mi tiri su col tuo pene,
per la meraviglia di quella luna così gialla
a meno che tu non stia allitterando una palla?
gIl mio angelo Stuart qui sale 
su un nespolo e non c’era la luna 
piena del Capricorno, 
lo si capisce dal sistema 
della moda di Roland Barthes!
by V.S. Gaudio

martedì 10 gennaio 2017

Sarenco│ Il giardino dei finti calzini

Il giardino dei finti calzini

In un ristorante italiano
di Colonia
ho stretto la mano a Giorgio Bassani
in visita culturale.

La letteratura è mal messa,
ha detto il console alla signora
mentre si scolava la terza bottiglia
di Soave.

Il piccolo viso pallido obeso
se la farà con le vecchiette
della casa editrice,
racconterà le sue storielle
dei finti calzini puzzolenti
persi in giardino
in una notte di tempesta
e mai più ritrovati.

Le nostre calze sono pulite
fresche di bucato
e ci guardiamo bene
dal lasciarle in giro.

Colonia, Colonia, disse sospirando
e treni pieni zeppi di poeti
viaggiavano verso i lager del Sud.

1986


da→ SARENCO POESIE SCELTE 1961-1990
POETRY IS OVER COLLECTION 2016

Mario Grasso│L’anima di un uomo con una sola bretella sotto il sole

ROTTAMATORI, BARRICATE, FORCHE, POLTRONE … MINISTERI & SCAPPATI DI CASA
di Mario Grasso
Da Esiodo a Tucidide, da Erodoto a Plutarco, tanto per restare con il trapassato più remoto, gli esempi non mancano. Né gli ammonimenti, dall’Ecclesiaste: “Nihil sub sole novi” - (cap. I, 10) al poeta latino Orazio, “Nihil admirari”, (Epist. I, 6, 1). Ed ecco come dal “nulla di nuovo sotto il sole” al “non stupirsi di alcuna cosa”, le conferme non sono mancate. E in abbondanza tale da lasciare il sospetto che qualcosa (o qualcuno) ci tappa le orecchie e ci improsciuttì gli occhi quando parliamo di novità o ci mostriamo o ci sentiamo veramente stupìti a fronte di quel che accade. I cinesi pare che abbiano per vademecum politico un laconico “Guardati dall’uomo di una sola bretella”, mentre quelli dell’ex Campania felix non pare abbiano mai chiesto alla propria memoria notizie su un certo Masaniello.
2 – La locuzione che pare s’appropri ai nostri giorni di parlamentari (cioè legislatori) improvvisati è davvero esplicativa, ma anche simpatica: “Scappati di casa” li definisce la voce del popolo, che a sentire lo stesso demos dovrebbe essere la voce propria di dio. Apposizione che scriviamo con iniziale minuscola per esorcizzare il pericolo su cui insiste un altro detto popolare sugli dèi vendicatori “Scherza con i fanti e non scherzare con i santi”. Insomma la immortalità dell’uomo è servita dalle stesse cronache che si sono fatte storia e non storie, perché il plurale serve a smentire quello che viene affermato al sigolare. Ma anche le storie finiscono spesso per fare storia, come le bufale, le leggende metropolitane, le calunnie (“Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà” dicevano i francesi nella loro lingua des anges). Tutto torna, si tratta solo d’aspettare, arriverà, come suonava la strofe di una canzonetta legata a una trasmissione televisiva con un grande della scena anni 1950, il Mario Riva, perìto in seguito a un banalissimo incidente di palcoscenico in prova. Palcoscenico, parola chiave non adeguatamente riconosciuta nei vocabolari che ne ignorano l’essenza significante sol che la si consideri essenza della realtà che circonda tutti nei momenti di spettacolo.
3 – E spettacolo è per tutti la vita, dai suoi momenti famigliari a quelli della più raffinata diplomazia, da quella recitata nella tenda dei ladroni a quella del cardinale che ammobilia (si può dire per arreda?) il suo appartamento di trenta stanze con sala teatro. La realtà ha superato da sempre ogni fantasia e persino la più schizofrenica immaginazione. Dalla santa Inquisizione all’attuale Francesco della povera gente – absit iniuria ex partibus infidelium – basti meditare sugli esempi della immarcescibile saggezza della Chiesa di Roma che quella volta espresse un solo voto di maggioranza Conciliare a favore del parere che anche la donna, le donne, potessero avere l’anima. Poi, l’altro ieri del secolo scorso ci ha pensato Mina a riconoscere che “Anche un uomo può sempre avere un’anima / specialmente se al mondo gli sei rimasta solo tu”. Spettacolo e palcoscenico diade magica che dovrebbe allietare i barboni, proprio loro prima di morire assiderati in uno degli inverni rigorosi che finiscono sempre in coda agli anni bisestili. Ed ecco persino gli anni a essere oggetto di teatro, di palcoscenico, con la regia dei grandi cimiteri sotto la luna in omaggio a quel titolo di romanzo di metà Novecento, il cui autore aveva trascurato di citare i megacimiteri sottomarini, dove nemmeno i raggi della luna penetrano nemmeno nei momenti lunari delle basse maree.
!L’altro ieri del secolo scorso Mina, oh, Mina!.., si trovò ad essere collega, di rubrica, lei così ricca e svizzera, di quel “senza niente” e italiano, almeno per il fisco, scrittore e giornalista Vuesse Gaudio, in quel di “Noi” il giornale degli italiani diretto da Gigi Vesigna  e edito da Silvio Berlusconi Editore, che emozione per l’anima del poeta saraceno, che, è inutile negarlo, per alcune canzoni(tipo:”Buonanotte”, che gli serviva anni fa per far addormentare al computer il nipotino Matteo), l’adora!
4 – L’Italia, paese solare dove il sole è sole come in tutta l’area mediterranea, quanto a palcoscenico meriterebbe un casco di banane d’oro in aggiunta a un Nastro d’argento, per la sua estrema qualità (nel bene e nel male) di palcoscenico. Al singolare come è giusto sia per una nazione unitaria come la nostra di santi poeti navigatori e … rottamatori scappati di casa con la furia di chi dimentica di tirare la catenella dell’acqua per il W.C. Correre da una punta all’altra del breve palcoscenico e dimentichi sia della ricetta universale dell’Ecclesiaste, sia della lettera del poeta latino.
5 – Sono tempi di barricate e di forconi, prerogative care a chi scappa di casa avendo programmato il proprio avvenire  accomodato in una poltrona parlamentare, scommettendosi per il diritto a quella successiva di ministro. Gli spettatori paganti applaudono. Altri fischiano, altri abbandonano, escono per protesta. Ma non hanno messo nel conto che anche loro sono attori di un palcoscenico universale e immortali, come le passioni umane, come i vizi e le virtù, come l’impostura di ogni religione, fin dai tempi dell’Olimpo di Omero e degli uccelli di Aristofane che non esitarono, quella volta a corrompere Ercole inviato da Giove per patteggiare un accordo sul profumo dei sacrifici che i terrestri dedicavano a botte di cento buoi (povere bestie!) per volta a quei parassiti serviti da Ganimede e da altri coppieri.  
! Striscia di Mina, "Noi" n.20, Milano 3 giugno 1993.

domenica 8 gennaio 2017

Carlo Villa a Marisa Aino │ Il silenzio, il lavoro e la vita

Carlo Villa scrive a Marisa Aino
su pieghevole "Premio Internazionale Eugenio Montale" Quarta edizione 1986
il 22 marzo 1986

Marisa Aino riceve il pieghevole il 27 marzo 1986
in cui il segretario con voto del Premio le chiede
il perché di tanto silenzio...

│Il dispositivo mistico e sensoriale di Carlo Villa.
A differenza del segretario, la presidente del Premio, Maria Luisa Spaziani, che non aveva l’intensità arrotondata della calligrafia di Marisa Aino, tutta tesa tra la grazia e la suggestione della lentezza, aveva pur sempre una calligrafia dalla forma calligrafica, come l’avevano Cimatti, Grillandi e Gilda Musa, tra la vanità e l’esibizione, ma con un tocco semplice che rende la vanità più franca e elastica. La direzione rettilinea della Spaziani, che è un gesto grafico anche di Gerbino, Lucio Zinna e Luigi Fontanella[i], carica l’ossessività di alcuni paradigmi rendendo quasi ferma se non inflessibile l’esibizione di determinati simboli. L’intensità quasi grassa della calligrafia di Carlo Villa mostra l’ostinazione e l’inerzia dei suoi paradigmi erotici, la sensualità quasi di rigore, è un gesto grafico che lo accomuna a Paolo Ruffilli, ma anche a Pietro Civitareale, ad Antonino Cremona e ad Angelo Scandurra. E come questo Villa ha una forma bizzarra tra eccentricità e nervosismo, che era evidente anche nella calligrafia di Bufalino come lo è in quella di Stefano Lanuzza. 
IL POETA E IL GRAFOLOGO.
Introduzione di V.S.Gaudio:
schema a pagina 7
Lo stile “mistico” di Carlo Villa è sempre pronto ad esplodere tra una sorta di realismo sensoriale, con tutti i rischi narcisistici, e la viscosità delle immagini: il dispositivo di sessualità o, se vogliamo, l’immaginario, che riguarda l’oggetto “a” nei piaceri singolari, di chi ha questi gesti grafici, precipita di fronte a chi ha una dimensione grande, come quella della calligrafia di Marisa Aino, che tra romanticismo e ardimento, incanta la sensorialità inerte e ostinata del calligrafico che coltiva ossessioni e immagini dentro il sistema digerente delle strutture mistiche.
!V.S.Gaudio

[i] Cfr. la mia grafopoetica nella introduzione a: IL POETA E IL GRAFOLOGO. Antologia degli “autografi”, a cura di Giovanni Occhipinti, Ragusa 1984.

venerdì 6 gennaio 2017

Massimo Sannelli▐ Memoriale della lingua italiana per "Affari poetici"




MEMORIALE DELLA LINGUA ITALIANA. 
ABBOZZI, 2016

1 
Queste prove, da un mattino a una sera.
Le prove sono meglio della vita, sempre –
ci credi, tu? oppure? sempre, sempre.

Sulla scena una donna
ha il nome della luce. L’onore è questo
perdersi, ogni volta, di prova in prova,
osso per osso, mente per mente. E un cane-attore
lecca e morde un altro cane-attore,
e fedele.

All’attrice ho detto: non sarai più la donna,
ma l’uomo. All’attrice, di nuovo: l’uomo
non è comune, è ricco, ma non è borghese,
è in carcere.
Oggi è sul letto, solo; e guarda in alto
con calma. Prima o poi un colpo scende
o lo stupro, va bene? Questo è il primo
atto qui. All’attrice: impara la sua voce, impara
un cazzo, comincia
lo schifo delle M e delle R, mugola; e chiama
la mamma, il meridione e la rovina.
Tu vuoi capire. Così ti lego all’uomo: pensaci
da questo punto della scuola in poi.

2
Donna, e 4 ore di sonno, come gli eroi, e il mondo
non si piega, come io voglio.
Ora conosco attori
vivi, i buoni tra i viventi.
La prima signoria è della tecnica: un orecchio è qui, ma non
è un occhio; io ho il suono, ma non vedo
più. Penso alla diva; disse “la diva eri tu”; disse
bene. E io ho fatto la troia, bene, l’aggressore e la diva,
l’amore e l’uomo, l’autore senza luce: capisci la vergogna?

3
Non deve mancare il cervello
che ama l’opulenza tra i rifiuti:
allora la mente risorge dal gelo.

4
Il memoriale della lingua italiana
non contiene parole d’amore? Io imparo.
Veramente l’amore è per la luce:
è chi cammina, UNA, in UNA notte.
Non la vecchiaia nuda e idiota e ora
c’è la rincorsa al nuovo: è troppo bella.

MASSIMO SANNELLI

giovedì 5 gennaio 2017

Un saluto per Tullio De Mauro.

UN SALUTO PER TULLIO DE MAURO
 - di Mario Grasso.

Si finisce col ripetere concetti che sono stati espressi per altre occasioni di sgomento, tutte le volte che un amico, un maestro ci lascia. Eppure la verità è altra, perché è altro di volta in volta il dolore, altre le riflessioni su una parte della stessa nostra vita che si scopre orfana di qualcosa, non solo di qualcuno. Per Tullio De Mauro non è come è stato per Umberto Eco poco prima, o come per Maria Corti, o prima ancora per Contini, per la Montalcini, nomi come piramidi la cui presenza è stata retaggio di significati per l’Italia e di riflesso per il Mondo. Ciascuna di queste gradi firme, come usava dire in altri tempi, ha lasciato di sé una impronta ma forse pochi eredi. E siccome cambiano i tempi e cambiamo noi, non sia da prendere per esagerazione una valutazione più esclusiva che più si approssimi al vero. Maestri che a proposito di scrittura e scritture ci hanno insegnato a osservare il rapporto che lega nella espressione artistica la funzione intellettuale a quella formale. Insegnato che la perfezione formale è soltanto un aspetto diverso della elaborazione intellettuale, e che la prosa si organizza in un ritmo artistico nella stessa misura e con la stessa tensione intellettuale che determinano la descrizione esauriente ed esatta dell’oggetto. Ed è già una impertinenza evidenziare quanto non è che una scheggia micronica rispetto a quanto d’inesprimibile scuote chi ha avuto la fortuna di vivere per qualche momento accanto a tali giganti di un mondo che la rivoluzione portata da internet ha cominciato a fare scendere nella tomba della storia. Tullio De Mauro ha impiegato tutta la sua vita a studiare l’italiano, a penetrare nei momenti più segreti del linguaggio. A differenza dei Maestri che ho citato prima ha percorso in tutte le direzioni l’universo linguistico italiano lasciandoci strumenti definitivi quindi unici insostituibili. Adesso non c’è più perché la beffa per chi lascia modelli perenni è quella delle leggi biologiche con gli imprescindibili limiti che accomunano il privilegio della vita. Si dovrà aggiungere che non farà parte del ricordo di questo Maestro la sua parentesi al Ministero della Istruzione, parentesi significativa se giudicata dal punto di vista dell’impegno dell’intellettuale convocato in un momento di necessità. Ma anche di un segnale che può aver dato la politica di riconoscimento dei meriti di chi era vissuto per lo studio (e agli studi era immediatamente tornato). Una parentesi quindi come occasione di conferma di un obiettivo valore. Né si può trascurare il ricordo dei momenti legati al rapimento e alla morte per mano mafiosa del fratello Mauro. Ma questo solo per un dovere di menzionare un aspetto umano di quanto può essere capitato all’uomo come momento di un trauma familiare vissuto e subìto come una ferita rimasta inesorabilmente aperta. Ed ecco il ricordo mischiarsi ai ricordi per chi resta a testimoniare e a salutare con riverente cenno un grande italiano cui un po’ tutti dobbiamo qualcosa quando scriviamo, parliamo o leggiamo.

 

Pagina 158 e 159 della Guida: G e I
del Vocabolario di base della
Lingua Italiana

Tullio De Mauro
Guida all’uso delle parole


Editori Riuniti.Libri di base
Roma 1980

V.S. Gaudio, quando vide che, nel vocabolario di base della lingua italiana, non c’era “gaudio” né tra le 2000 parole del  vocabolario fondamentale, né tra le 2900 dell’ altro vocabolario di alto uso, e nemmeno tra le 1800 parole del  vocabolario di alta disponibilità, invidiò non poco il verbo Godere, che, lui sì, era compreso nel vocabolario fondamentale, forse per via del fatto che si stava aprendo il decennio dell’edonismo reaganiano? A Mario Grasso ebbe sempre pudore di comunicargli, anche per via e-mail, che ,come aggettivo, lui era nel vocabolario fondamentale e come s.m. nell’altro vocabolario di alto uso. Anche “mafia” era nell’altro vocabolario di alto uso, a differenza della “fiscalrassi” di cui a Georges Perec dei 53 jours, che non esiste né nel vocabolario di base né in qualsiasi altro vocabolario della lingua italiana, fosse anche lo Zingarelli!...
A Mario , che ha avuto da V.S. Gaudio una divagazione ziffiana sulla sua poesia, dobbiamo ricordare che, quando apparve in Italia nel 1969 , Itinerari filosofici e linguistici di Paul Ziff, l’introduzione era proprio di Tullio De Mauro e, se va a vedere, c’era un interrogativo di Tullio De Mauro, nel sottotitolo del testo di V.S. Poi, resta epocale e di una semplicità assoluta, quasi patafisico l’incontro in ascensore a Lovanio tra l’emerito linguista e il giovane studioso, anche della lingua italiana, Alessandro Gaudio.
 

mercoledì 4 gennaio 2017

V.S. Gaudio ricorda Adriana Ivancich.

Cosmogramma di Adriana Ivancich.
| ©vuesse gaudio 21 luglio 1999
Il punto sensibile definito da Vuesse Gaudio per  ciò che si può intendere come “Finestra” in psicanalisi sarebbe sul grado 9 dello Scorpione in casa Quinta, in opposizione quasi esatta con il Nodo Lunare: considerato che Plutone, che è il maestro della casa Quinta e del dispositivo di sessualità, essendo in stretta congiunzione con l’Ascendente, il punto sensibile della “Finestra”, che sta alla base della connessione tra  l’angoscia e il suicidio, svela come  ci sia stato qualcosa, nel paradigma della riproduzione, e pertanto nella figura della mater, che è andato perduto, o sottratto; Lilith, d’altra parte, in congiunzione con Mercurio, che sappiamo tutti che figura può rappresentare non solo nel sistema di Lisa Morpurgo, è sulla cuspide della casa Ottava. Nella foto c’è Adriana Ivancich ventenne: è in viaggio verso Cuba, nel cosmogramma  è speculare l’immagine e il viaggio per mare all’opposizione tra Luna, in casa Nona, e Nettuno. Infine, il punto, sempre ideato da Vuesse Gaudio, dell’Heimlich: per la congiunzione Ascendente/Plutone,  il punto-H è in congiunzione  con Mercurio: è veramente inquietante, stretto stretto alla Luna Nera e alla cuspide della casa Ottava: è l’Heimlich che defenestra la libido e l’oggetto “a”!

Questa foto che ritrae Adriana Ivancich  è del 1950, ed è pagina 53 di Hemingway‘s Venetian Muse Adriana Ivancich | A Contribution to the Biography of Ernest Hemingway  |By Jobst C. Knigge| Humboldt University Berlin (Open Access) 2011

La 27^ luna della Bianca Deissi™
La Stimmung di V.S.Gaudio con Ernest Hemingway 
| Across the River and into the Trees © 1950


Voglio essere anche la luna , disse come quel suo personaggio
e pare che poi presero un altro Montgomery
e quando vidi che sotto il nome di Al Fargh al Mukdim
gli Arabi vedono la mia luna favorevole
allagricoltura e non cè terra che non mi
sia stata sottratta e nascosta nel Saraceno
ed era  quella la 26^ dimora lunare,
quella del Buco superiore dellUtero
o degli Antenati Felici, dissero gli Indiani e
perciò è la luna della malinconia e
dellimmaginazione, e allora disse
che la voleva la sua luna ma non
voleva possederla e poi camminando
la ragazza gli disse che ti darò i miei
smeraldi squadrati che mi ha dato
mia nonna e li terrai come portafortuna
e quando ti metti di profilo e hai questa
voce che mi fa venire in mente Pablo Casals
mentre suonava il violoncello e ti amo, demonio,
che hai la luna che gli Arabi chiamano Al Fargh
al Thani per questo amore per la campagna
ma che è sfavorevole agli immobili e forse
è per questo che sarai in quellimmagine
a Venezia con il tuo palazzo alle spalle,
è la luna del Buco inferiore dellUtero,
la 27^ dimora , quella dei Posteri Felicissimi ,
che, insieme alla 26^, è il sieou, dicono i Cinesi,
della resistenza dei canali, dei granai, delle cacce
e della guerre sulla frontiera, ma quel
che più colpì il poeta è che i due sieou,
il suo e quello del personaggio  che voleva
essere anche la luna, erano i sieou
dei vestimenti bianchi, e il colonnello
la baciò e sentì il corpo meraviglioso, lungo,
giovane e flessuoso, e ben fatto e Oh disse
lei e poi ancora: Oh, per via dei posteri
felicissimi, mi sposerai e avremo i cinque
figli e baciami ancora e fammi male e non chiudere
le finestre, la ragazza era bella come un
buon cavallo o un proiettile lanciato
fu per questo che come se fossi uno dei
posteri felicissimo son dentro laura di Elli Jackson
che canta Bulletproof, che, come la ragazza
nel romanzo ha almeno cinque pianeti
nel Capricorno e così sembrava
la polena di una nave, e anche il resto,
e lei la cantante è rossa e la ragazza è
nera perché la sua luna dei Posteri felicissimi
è nello stesso sieou in cui chi canta adesso e
incanta il poeta ha il sole, che, forse, è un
po più in là e quindi siamo arrivati
alla 28^ dimora , che è il Ventre del Pesce,
il manazil del bambino che nasce fuori
dal matrimonio e il manazil di tutti i segreti,
dei simulacri e dellintelligenza del corpo,
è Anhaxe che nuoce ai viaggi per mare
e delle imbarcazioni che ci sono nella tua
Herkunft tutto è affondato, la marea è molto
alta con questo vento e non muoverti adesso
ma poi  muoviti molto , per piacere, credo di
non poter resistere, gli sussurrò la ragazza,
che era nel ritratto che non era andato a letto
con lui e se ne stava a diciotto isolati più in là,
che lui amava molto perché sei bello, gli disse,
ma la ragazza lamo di più, un milione di volte
di più, ritratto, tieni quel mento della malora
bene in alto per potermi spezzare il cuore
con più facilità, sei il ritratto del mio vero
amore, della ragazza che è anche la luna
ma che vorrei che chiamasse al telefono
ora che la luce è buona e lei è nel ritratto
con o senza cornice e chissà che non chiami
davvero ora che  mi metto a far manovra,
pensò.

on gaudia 2.0

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