Lo stile è incomprensibile

Lo scrittore farà l’esperienza che, se si esprime con precisione, con scrupolo, in termini oggettivamente adeguati, quello che scrive passerà per difficilmente comprensibile, mentre se si concede una formulazione stracca e irresponsabile, sarà ripagato con una certa comprensione. Non basta evitare asceticamente i termini del linguaggio professionale, le allusioni ad una sfera culturale fuori mano : il rigore e la purezza della struttura linguistica, pur nell’estrema semplicità, operano un vuoto. (…)Tener d’occhio, nell’espressione, la cosa, anziché la comunicazione, è sospetto: lo specifico, ciò che non è tolto a prestito dallo schematismo, appare irriguardoso, quasi sintomo di astruseria e di confusione. La logica attuale, che fa tanto conto della propria chiarezza, ha ingenuamente collocato questa perversione nella categoria del linguaggio quotidiano. (…)Solo ciò che non ha bisogno di essere compreso passa per comprensibile; solo ciò che, in realtà, è estraniato, la parola segnata dal commercio, li colpisce come familiare.

[Theodor W. Adorno,64.Morale e stile, in: Idem: Minima moralia ©1951]

Uh Magazine ▌Editorial Staff

Corollario alla Legge di relatività della sedia a sdraio

La Legge di relatività della sedia a sdraio di Kenton Nelson▬

La Legge di relatività della sedia a sdraio di Kenton Nelson▬
La lunghezza di un minuto nella visione di un dipinto di Kenton Nelson dipende dalla figura che prima o poi si metterà a sedere sulla Folding Chair.

lunedì 29 agosto 2016

Aida Maria Zoppetti ▬ Ora lo vedi

Ora lo vedi,
ora non vedi proprio niente.
Hai visto, Milady?
Rimi(ri) inutilmente.

ricreazione

blog artificiale d'arte e artifizi

 Aida Maria Zoppetti
Uh Magazine!L’estate che verrà?

sabato 27 agosto 2016

Il poeta epifanico e magmatico privato del Nome ♦

La cover di "Linus" è quella
del numero che contiene
Il Test dei Cornuti
del poeta epifanico
e magmatico
Un poeta epifanico e magmatico, come si evince dall’antologia Le Proporzioni Poetiche, volume II, Milano 1976[i], ricevette un giorno una lettera, che invero attendeva da tempo. La lettera proveniva dall’Ufficio  Soggetti Privati del Nome, di cui all’articolo 22 della Costituzione della Repubblica, il cui responsabile era , come il padre, associato a una Confraternita culturale a  carattere genetico, costituitasi nell’ambito territoriale amministrativo e fisico della regione Calabria, e perciò tanto valeva che la lettera arrivasse da questo paese sulla costa ionica che aveva dato i natali al presidente e coordinatore di questa così costituita associazione culturale, noto per essere stato considerato (e arrestato) come  associato esterno alla mafia nel paradigma dell’operazione “Galassia” del ’95, insieme al fratello, ma che, poi, senza por tempo in mezzo, e in virtù forse del così diffuso modo di intendere e di volere “Tutto in Comune, Niente a Gaudio”, predispose un ufficio stradale nazionale per una discendente, in virtù del diffuso modo di dire “Tutte le strade, anche quelle comunali e provinciali, i sentieri, i tratturi, la scuola magistrale, fosse anche quella ammannita dalle monache di quel ridente paese in cui fu costituito l’atto di nascita del poeta regolarmente falso, portano a Roma e partono da Roma, passando dalla Sicilia e dalla Calabria, con i caselli dei briganti e delle postmoderne maffie, istituiti per la raccolta delle quote degli associati all’Ordine della Ruota, o del Bosco del Torinese".
 Il poeta epifanico e magmatico
e il Decreto Galattico 
La lettera diceva al poeta epifanico e magmatico, con laconico garbo [seppur fosse firmata da un nome, che essendo così vergognoso e ridicolo, non si capiva perché invece fosse preposto a inviare le pratiche, destinate alla competenza del Ministero dell’Interno, più complesse e intricate, e perciò dense di notizie di reati costituiti per più generazioni ma da un medesimo ufficio Anagrafe e da un medesimo Comune della Repubblica di cui all’articolo 22 della Costituzione così patentemente violato], che era imminente la sua ridefinizione del Nome e quindi la sua dichiarazione di esistenza genetica, fiscale, nominale, e che pertanto  si preparasse ad entrare in esistenza entro breve tempo, dando addio al suo nome di poeta epifanico e magmatico e di cultore delle scienze patafisiche dell’effimero, tra cui la curiosa e indefinibile scienza della Mano Morta[ii], come ebbe modo di stabilire l’Enciclopedia delle Scienze Anomale[iii], affibbiandogli, a scanso di equivoci, anche il nome del figlio, tanto che il lettore attento più volte ebbe modo di interpellare il poeta così definito in quell’antologia sopra nominata per chiedergli chi fosse in realtà l’ Eroe Tattile che ebbe modo di costituirsi in quanto tale per la strategia del contatto e della carezza messa in atto, tra le altre città, anche a Bari in via Cavour per il biondo prototipo mesomorfo normanno-pugliese che in quella via, in quegli anni dell’edonismo reaganiano, faceva strage di falli, facendo chiudere definitivamente “il piccolo Hans”, la rivista di psicanalisi freudiana edita da Dedalo, perché incapace di semiotizzare la losanga di Lacan alla base di questa attrazione tra la bionda della strage di falli e il poeta epifanico, magmatico e saraceno, quando sbarcava, proveniente dalla città della Ruota,  in quella città per reperire, alla libreria Laterza, in via Sparano, l’ultimo numero di “Carte Segrete”.

mercoledì 24 agosto 2016

La materia dell'anima ▌La Stimmung di V.S.Gaudio con Felice Piemontese



V. S. Gaudio
Un buco giallo, il mondo per le scale e la materia dell’anima
La Stimmung con Felice Piemontese[i] sulla poesia visiva che ritorna lineare

1
per  l’impossibilità di pensare, la merda è la materia dell’anima; poi corre ad annegarsi nel fiume, ma non per  l’ansia, per quello che dall’orecchio gli entra e grida qualcosa, ma lui non sente, e nemmeno Jacques Lacan: un vestitino senza macchia, e l’entropia che sta bene nella pancia, lì al 21 di rue Daguerre, che fare? Un buco giallo, il cavallo dalla testa di cane, l’emicrania, il totem matriarcale, con un gancio nell’
2
accendono i fuochi, e questa volta si vedono, come la rosa dei tropici, un’atmosfera indescrivibile, e un futuro pieno di luce, la regina del sud come le trote che non hanno scarpe sembra che sia una scalzacane, è così allegra e della metafisica ha gli occhi prolissi e i capezzoli nei pacchetti, Baudelaire non c’è; e, sporgendosi dal finestrino gli comunicano la notizia e finalmente ride, dopo una lunga astinenza fosse stato un merlo con i baffi che suona il clavicembalo; c’è questa cordicella nella vasca dei cigni ann

Felice Piemontese | Le antiche stanze
3
cercando di uscire dalla gabbia in una piazza di Dublino con Gérard de Nerval c’era Maria Luisa Belleli che a Torino me ne parlò per il suo sole nero dei poeti[ii], e io pensai a Isidore Ducasse col sigaro e catatonico, l’occhio che lo fa scivolar via nella fessura delle natiche il nesso, l’anatema, e in questo orrore di dubbi  e di maledizioni avrei voluto suonare il clavicembalo come un merlo con i baffi  inseguendola per via del dorso sabaudo che s’innalza quasi immobile e i ragazzi GULP! per questo vivono liberi nella giungla d’asfalto  fin quando lei e la sua camicia viola se ne va con un negro non trova l’uscita lo scrivono sui muri ma non serve per quel culo di mula, per timore di perderlo tutto, il pensiero ha certezze meschine, mostra i buchi

Felice Piemontese| Le antiche stanze 3 – in tema
4
gli spazi mentali sono tutti occupati, come sempre inseguono i merli, per le strade di Nantua, un esercito di flics, medici e infermieri, ubriachi e catatonici, con oscuri incantesimi, solo per sottrargli la merda che annega nella fontana con una grande sciarpa a fiori; ce ne sono nove (l’acqua) le gambe escono dal collo (la lepre) la legano all’albero (il cammello) i vecchi aquinati ne hanno ottantaquattro, in giardino ci si possono buttare i cadaveri, dopo averli annusati; andando in campagna (il cane) dove non c’è l’epidemia? E perciò gridano tutti là sotto scoppia la bomba Trenta vomitano ogni tanto, cercando di tener lontani i curiosi dalla parete entropica dalla paura che caschino dal letto  a | un linguaggio  b| un’aria nuova  c| catatonico o Charcot  d| entropica la parete nera già utilizzata per pisciarci contro  e| forse funziona dalla  f| in viaggio lievemente gli occhi e la fessura  g| giunto qua tutto rosso c’è altra carta bianca
5
Gérard de Nerval era in realtà a Napoli nel 1834  e poi partì stanco di veder nel dramma di Donizetti una che pareva tutta Jenny ed era una veneziana BUONDELMONTE, partì dunque per Marsiglia , si legge nel Giornale del Regno delle Due Sicilie : Gerardo Labrunie de Derval catatonico        con oscuri incantesimi e l’occhio che cosa faceva scivolare nella fessura , qual nesso , una maledizione, un dubbio, Aurélia era dunque Jenny Colon, prima di uscire dalla gabbia e si sporge dal finestrino, coi piedi sconnessi calpesta il mondo dietro la luna,IL MONDO è per le scale, gli afferra i capelli, spia, beve liquidi, occorre star dietro a Jenny Colon il totem matriarcale una antica Dea pagana eccola! ride dell’opera bagnata di rugiada
 


[i] Alla base della Stimmung c’è innanzitutto: Felice Piemontese, Ancora della poesia visiva, Continuum Napoli 1972: in 100 copie numerate a mano e firmate. La nostra è la numero 84.Sono stati fatti sottentrare anche altri testi da: Là-bas, Geiger, Torino 1971 e dai testi contenuti nell’antologia Le Proporzioni Poetiche, vol.ii, a cura di Domenico Cara, Laboratorio delle Arti, Milano 1976.
[ii] Maria Luisa Belleli, Il sole nero dei poeti. Saggi sulla letteratura francese dell’Otto-Novecento, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta-Roma 1975.

Felice Piemontese |dietro la luna

                                                                                                           
Felice Piemontese| Ancora della poesia visiva 1972
 | 3^ di cover. Copia n.84

   RISVOLTI n.22 | luglio 2016
disponibile anche in ebook on Calaméo


domenica 21 agosto 2016

Valentino Zeichen ▌Come dirti ancora amore mio



Come dirti ancora amore mio,
mia, mio, adesso
che gli aggettivi possessivi
sono istruiti di dubbi, svogliati
e disaffezionati alla proprietà
abbandonano la guardia e disertano
lasciando sguarniti i beni privati,
concedendosi solo al plurale.
Come se i granelli di sabbia
che si assommano nei deserti
oltre che attimi
non fossero anche efelidi

cadute la notte di San Lorenzo
dalle guance di belle,
spente
superficialmente sepolte.
Dai sentimenti che mi precedettero
non ho tratto consiglio

da quelli che mi succederanno
non trarrò che idee.

ALLA SUMERA
Intersecare il mio cuore col tuo
in una vignetta anatomica
sarebbe un brutto ex voto
                                  a parere
del nostro diplomato buon gusto,
evitiamo la pessima figura allegorica
prenotando opposti destini.
                       La tua saggezza è il monotono Dolmen
                       che orbita da due decenni
                       intorno al mio collo.
Accidenti! E’ un dente del giudizio,
se vivi ancora
come devi essere squilibrata
per esserti tolta questo saggio-ricordo.

da Valentino Zeichen| MAHVASH | in> Idem, Ricreazione, Società di Poesia, Milano 1979


venerdì 19 agosto 2016

Cornuti Attanti di Paese ▌La Lebenswelt con Giorgio Manganelli & Vuesse Gaudio

CORNUTI ATTANTI DI PAESE
Lebenswelt con la Settantasei della Centuria di Giorgio Manganelli e il Test dei Cornuti di Vuesse Gaudio

In questo paese, vicino al passaggio a livello, sullo stesso corso principale intitolato al re d’Italia, abita l’Assassino, proprio di fronte abita il Ladro, poco oltre il Poeta e, proprio in fondo, vive, da sola, la Puttana.
L’Assassino, come quello della Settantasei della Centuria di Manganelli[i], è un uomo tranquillo, che sarebbe benevolo e amico, se non gli fosse toccata quella professione che egli, per altro ama. Naturalmente, non ha mai ucciso nessuno, anzi non va nemmeno a caccia, pur essendo associato all’Ordine di Sant’Uberto; ma la sua giornata è interamente dedicata alla progettazione di efferati omicidi e di interminabili battute di caccia nei boschi e nei pantani della Sibaritide, e nella sua casa ha raccolto armi d’ogni tipo, che non sa maneggiare. Il fatto di essere Assassino gli consente alcune esperienze che altrimenti gli sarebbero negate: i sensi di colpa, la paura di essere scoperto, il bisogno di cancellare ogni traccia, il pentimento e la speranza in un ravvedimento finale. Esce solo di notte, quando è certo che nessuno sia per strada; ama le notti di pioggia. La moglie si affida così alla cortesia del Ladro, che non ha mai rubato nulla, ma che è pronto a soddisfare tutte le richieste che la moglie dell’Assassino gli fa. Il Ladro, come in Manganelli, è magro, delicato, sommesso, tenero, attivato dalla pulsione “e”, come la intende Leopold  Szondi[ii], ha scrupoli etici e accumula  affetti brutali, la moglie dell’Assassino crede che sia aviatore o ferroviere, invece avrebbe voluto fare una professione esplosiva, è silenzioso, anche quando fotte la signora, quando viene la pulsione uretrale gli permette risoluzioni orgasmiche tra l’epilessia essenziale e l’enuresi; le sue mani sono precise, eleganti, efficienti: l’ideale per l’erotismo anale della moglie dell’Assassino, che è depressa e feticista, lavora in banca ma avrebbe voluto fare l’insegnante di matematica specialmente quando è ipocondriaca e catatonica. Il Ladro è costantemente pronto alla fuga, ma è coraggioso e altero come un cavaliere. Sa aprire ogni serratura, anche nei paesi più ammašcati, ma se uno lascia la porta socchiusa lui avvisa il padrone di casa. Il Poeta ama sua moglie più di ogni altra donna al mondo, ma nel contempo ama andare a fottere di notte la moglie del Ladro e di giorno la moglie dell’Assassino; la moglie del Ladro ha un bellissimo abito di nozze con cui riceve il Poeta, che le legge delicate poesie se non perversi poemi, lei sospira e non conta gli orgasmi, ha orecchio per il ritmo ed è attenta alla rete paradigmatica del testo; per Leopold Szondi è attiva in questa donna la pulsione “hy”, tra l’esibizionismo e il voyeurismo, tra civetteria e tendenze spettacolari alla luce del sole ma, all’interno nello spazio e nella prossemica della celebrazione meridianica del (-φ) del Poeta, la sua pseudologia fantastica la rende modella e indossatrice, tenuta tra ansietà, pudore, fobie del passo e delle posizioni, tanto che la pulsione “p” del Poeta fa implodere la sua libido tra mitologia, mistica, psicologia dell’oggetto “a” così doviziosamente interpretato dalla moglie del Ladro.

Doreen e la Wordle della Stimmung con Westlake.


Doreen e la Stimmung con Westlake
La wordle

from Twitter

mercoledì 17 agosto 2016

Simonetta Molinari ▌L'anima liquida di Tristano

Hurta 2 - 
L’anima liquida di Tristano

meditavo conato di vomito
una notte di neve
senza luce a scavare stanchezza
cercavo a tentoni la tua anima liquida
un caffè per assopire la morte


nel tuo nome e di mille come te
basta arrugginirsi il cuore in frammenti
H ci distrugge
nervino ci fa di sale
mano dolore
                     no più gabbie di tortore inferocite
mano follia
e solo col tuo sesso
annientato in mille e mille particole d amore
ma
puttana
ho cervello che risucchia tempi e temi
e fiabe
di padri macellati
                       dinosauri pietosi
ioamebaioserpeiopesceiocoralloioterraio
e poi no
non donna non madre di figli raggomitolati in un ogiva

fuck you mondo di merda agnus homini lupus
per lunghe ere astrologiche
la pars destruens della collazione all inglese
ha seminato ovuli di violenza
non bastano stelle-anaconda e verbi
suvvia non siamo più bambini
sappiamo che le parole non sono le cose
tre menti tre
non fanno di un vizio un pelo
sao ko kelle terre
Jamais sono state nostre
cui prodest ?
un padre borghese basta per fare del mondo un puzzle
un figlio rivoluzionario per giocare
a cavalluccio con gli schiavi ereditati
ha provato a rendere veggenti gli uomini
sputandogli negli occhi
cui prodest?
sono morti mordendo il seno della vita
e tu
il mio seno non è avvizzito in Hiroshima di amore
ho sapore di mela sulle labbra
eva mi è sorella
di sudore
edipo è morto con tristano
oié oié il s appellait tristan car il est né dans
un jour de tristesse

Simonetta Molinari | hurta editrice l’aquilone 
|collana simboli oltre| diretta da alberto cappi |mantova 1975


lunedì 15 agosto 2016

Il vento e l'amore del poeta adolescente.

Il poeta adolescente e il vento.
by Marisa Aino & Gaudio Malaguzzi
Il poeta ancora quando era quasi ragazzo e d’aspetto sempre e di più colto, non frequentava cinema ma già amatore di cineserie, non aspetta, sul lungomare, quel pomeriggio, forse già dentro la primavera, la adolescente che già gli ha afferrato l’animus sui banchi di scuola, appena avviata la pubertà, e con quelle sue trecce, e sa che è affascinante la sua ragazza adesso e di delicata bellezza; è uno dei loro primi appuntamenti, ed egli non affronta il vento, che, a conti fatti, a ripensarci ora, non può che essere scirocco per quanto non è detto che non fosse, è logico, grecale; è tardo pomeriggio,ed egli non va sul lungomare con tutto questo vento che gli scompiglia i capelli, non lo sopporta, il giovane poeta capellone, questo longilineo ed ectomorfo individuo che, nonostante sia miope, non sopporta nemmeno gli occhiali e forse neanche le canottiere, che gli ricordano Salvatore Giuliano, specialmente quelle di lana e a banda larga. Il poeta, ancorché sia così giovane, nulla lo umilierebbe di più dell’idea di fare aspettare quella adolescente, già così dentro i suoi solitari pensieri  e anche nei piaceri singolari non solo notturni, saperla lì sul lungomare con quel vento, e sconvolto dal sentirsi scompigliare i capelli, che lo rendono insieme affascinante e geniale, taluni dicono che, a vederlo nel giardino Zen di Mia Nonna, anche sopra il munzillo di pietre dove ci sono i fichi d’India, pare che abbia la figura di Gesù il Salvatore, tanto che, molti lo pensano, pare che chi gli ha dato questo secondo nome questa somiglianza prefigurasse, e perciò questo secondo nome non gli fu dato per prefigurarlo come discendente di Salvatore Giuliano, anche perché l’adolescente poeta pare che fosse un pacifista russelliano ante-litteram[i].
Nei confronti della ragazza che sta amando, egli prova un sentimento misto, forse addirittura triplo, che mescola desiderio, venerazione, rispetto con l’erezione dell’ ”orgoglio peyronico” di Eric Berne, quel quarto grado, che, quando si spiega, include, nella pulsione uretral-fallica dell’adolescente, il proprio orgoglio e il brivido di vanità per il bagliore ainico che già intravvede nella giovane figura che è la sua ragazza, che ha una bellezza che ha sempre un che di silenzioso e di mistico, di misterioso, con una sensualità sobria e allo stesso tempo tutta dentro la carne, o il tergo, che costituzionalmente ha sempre una bellezza contemplativa, ancorché sia una longilinea ectomorfa[ii].Dalla pulsione trasformativa di contatto, che nasconde i suoi fantasmi oro-anali e fa del suo corpo una mappa di sorprese, abissi, sporgenze, percorsi o fiumi dell’angoscia, ma anche dello splendore profondo in quanto pianeta immenso per la navigazione eroica.
VS su un muretto del lungomare: con a fianco la A cerchiata
dell'ammascatura: scritta apparsa 4 lustri dopo quell'
appuntamento bucato dal poeta adolescente per il vento
Egli, con quel vento, allora, non si è recato a quell’appuntamento. E quindi parve allora, quel giorno, che non ci sarebbe stata poi una lunga serie di appuntamenti, e lì sul lungomare la loro storia non potrà diventare un inesauribile deposito di ricordi. Qualcosa, quel pomeriggio, dice bruscamente all’adolescente, mentre dalla finestra, che dava verso la ferrovia e il mare, guardava il fluire dell’acqua dalla fontana pubblica: “Qui il tuo matrimonio non comincia”. Cosa è successo negli astri, nei cieli delle stelle fisse, dei punti arabi, nella contabilità degli angeli, nel ronzio della matematica della genetica e del dispositivo di sessualità? Ebertin, poi, nella sua “Cosmobiologia” che dirà mai del passaggio di Urano sull’Ascendente della ragazza in amore col giovane poeta?  Lei dunque non appoggerà la mano sul braccio del giovane poeta, e non avrà inizio quel percorso che non avrà fine, è bastato  il levarsi del grecale o l’ostro-scirocco che fosse? E se fossero stati a Trieste, un po’ di bora e…niente, amore mio, odio il vento e, anche a Cervia, il garbino non mi andava giù, anche il rezzo o un groppo, un semplice spiffero tra i miei capelli mi inquieta l’anima e mi scompiglia il (-φ) manco fossi Sansone e non semplicemente un poeta adolescente che dentro l’acronimo del nome reca l’omaggio genetico al brigante Salvatore  Giuliano, per questo, poi, quando mi farai quella foto sui fichi d’India, che cosa diranno i visionatori? Ma questo non è un giovane poeta, è Gesù Cristo nel giardino dell’arancia di Mia Nonna dello Zen!
Il rapido passo di una donna che s’avvicina lo fa trasalire, è il giorno dopo, e mancano pochi minuti all’apparizione di un angelo,ed è ciò che entra nell’orecchio[iii], un’amica dell’adolescente amata del poeta che gli domanda:”Perché non sei venuto ieri all’appuntamento?”
Il giovane poeta affascinante, che è un incendiario, per via della pulsione uretrale e del vento che gli scompiglia  la poesia e i capelli, a volte ha anche sonno, e specie di pomeriggio pensa che la giovane donna affascinante, che ama concentrare i significati ma anche sorprendere per le soluzioni sensoriali estreme, non vada all’appuntamento per via del vento, e si addormenta, prende sonno fino a sera, e allora risponde a Sara Gallerano, quantunque fosse senza l’ermellino[iv], come se rispondesse a una ragazza timida che gli chiede un’indicazione, non degnandola nemmeno di uno sguardo: “C’era vento!”

Il vento soffia anche in "La Centaura e il Poeta":
ma quella è un'altra microstoria...di Simona Pisani!


[i] Ci si riferisce a Bertrand Russell(1872-1970), la cui opzione pacifista si era precisata e radicalizzata con la creazione del “Tribunale internazionale contro i crimini di guerra nel Vietnam”.Ma nel riferimento a Bertrand Russell sottentra Marriage and Morals, di cui il poeta adolescente aveva il pocket Longanesi del 1966: “Matrimonio e Morale”, traduzione di Gianna Tornabuoni.
[ii] Che, per questa tipologia costituzionale, la ragazza, che pesa quanto dovrebbe pesare una normolongilinea ectomorfa al livello più basso, e che, per questo indice costituzionale che può essere, per il waist, sotto 50  e, per i seni, sotto 53, così giovane delizia ha ancora l’indice del pondus medio, tra 31 e 27, fin quando, una volta che il matrimonio è cominciato, si farà medio-alto, tra 26 e 21.
[iii] Plutone che passa sulla Luna della giovane amante; il Nodo lunare che sta per raggiungere il Nodo del giovane amato ed è in transito equidistante tra il Nodo di questo e il Nodo della fanciulla, con l’allineamento stesso di Urano, l’Urano del vento e della pulsione sorprendente e meridianica, demonica della ragazza, sul punto più freddo  del meridiano e dell’Herkunft del poeta. Posta la pulsione di sorpresa, che nei fattori pulsionali di Leopold Szondi si pone come connettore tra spinta pulsionale di tipo E e quella di tipo HY, come motore del punto “f” e dell’Ascendente della ragazza, il bisogno di apparire, il desiderio di piacere, anche la civetteria che cosa non potrebbe non concretizzare, tra reale e carne, mondo e reale, se non la patafisica sorprendente, che, dissaldando la connessione tra dispositivo di sessualità e dispositivo di alleanza, sarà l’energia, e il vento, dell’amore-uragano, l’amore assoluto e patagonico?
[iv] Cfr. il ritratto della quasi omonima Cecilia Gallerani, la Dama con l’ermellino, di Leonardo da Vinci, 1488-1490.

giovedì 11 agosto 2016

L'allure 32 dell'amore infinito ♥ Marisa Aino & V.S.Gaudio














L’allure 32 dell’ amore infinito. 
Il quadro di Barthes
by Marisa Aino & V.S.Gaudio
(…) o l’arancio se rovesci un giorno se ritorniamo qui a farlo se sposti la carriola e mi prendi sulla scala c’è un segno o perfino la pelle(…) → cfr. la posa del caffè e la psicanalisi 33   La stagione delMedlar-Sky → “pingapa”


L’amore che resiste nel tempo, questo mi disse un giorno
mia moglie che nel tempo tanto amore mi aveva dato e altrettanto
ne aveva ricevuto se non di più per come ne coltivavo immagini e
situazioni nei piaceri singolari infiniti e diuturni, circadiani, dentro la piega
e nell’onda di ogni ciclo del bioritmo, e nell’ analemma esponenziale che veniva
a farsi demone meridiano e dea postmeridiana, della controra e dell’alba,
dei crepuscoli astronomici e nautici, civili, disse mia moglie che l’amore
intanto che cresce e si fa grande e già lo era quando nacque
perché io avevo le trecce e la camicetta con la cravatta e quell’andatura che
quando l’hai vista entrare nel tuo quadro ed eri nella bottega della finta
falegnameria a  fare il guardiano postmeridiano e già allora eri postmoderno
per quell’aria tutta gaudiana che avevi anche quando non mi stavi
guardando passare di bolina attraverso la piazzetta  dall’angolo del caseggiato
di mio nonno ed ero dunque in quella diagonale che stavo andando
e nella tua finestra, come scrisse Roland Barthes[i], la mia andatura
si è fatta quadro e oggetto “a”, hai detto l’oggetto “a” basico, l’assoluto, il mio amore
grande e infinito che mi tiene sull’eclittica, e sempre s’innalza  al mio meridiano
fossi anche in Patagonia o in Mongolia, in piazza Solferino a Torino o in via Roma,
in via Po, al mercato della Crocetta a toccar il culo sabaudo, questo mi disse
un giorno mia moglie e disse ancora che sai a cosa penso spesso a quando
andavamo nella giovinezza del nostro esserci e del nostro amore in campagna
nel giardino dello Zen dell’Arancia di Mia Nonna, e mi prendevi l’amore seduto
su quella sedia impagliata e fu allora che venni al meridiano del gaudio
facevamo la giocosa del Foutre du Clergé de France che è la 32[ii],
che è un po’  quella da cui vengono fuori, a seconda del bioritmo dell’amore,
quella del mondo rovesciato e del mondo aperto e rovesciato, o,
se si vuole far star seduto il mio amore, in mezzo al verde e agli aranci,
quella della misteriosa e del clistere portentoso, e non eravamo in Sud America
con la tua ragazza triatomica, l’elegante cimice nuda,
sudiciamente supina, ovunque dal Sud America chiazzata
te la ricordi? La ragazza triatomica di Chagas[iii]
serena allegra appurata
inchiodata
di fianco, seduta, in piedi
a tergo
tu, con questa ragazza del  Chagas, e io, questo aggiunse un giorno il mio
amore assoluto, che pure come lei inginocchiata, nel tuo quadro
e quell’andatura nella piazzetta, fu così che da immediato oggetto
multiforme a senso ora e sempre mi contieni, Erlebnis appunto noetico
dal volgermi l’amore si  epochizza  per cui sempre mi scopri nuova vita
da cui sfuggo a divenir cosa
il senso della durata, da quegli istanti
i valori infiniti dell’esserci , io è a quel tuo (-phi) di allora che mi enuncio
come fantasma da chiavare, legno che tocca il prato
che sotto il dito e il (-phi) unisce e lega, se schiocca o
se l’intervallo si fa misura, l’erba che stringe tutt’intorno
dentro la luce se è suono, l’arancia che taglia l’aria
da un lato all’altro dove tutto ciò che si leva
quella carriola rotta e la scala appoggiata all’ulivo
se getta i colori il vento, se pieghi l’ombra oppure
inumidisci la polpa, e da un lato all’altro
l’amore mio si leva, intorno e disteso, immerso
piuttosto che più in là
il caldo, la linea d’orizzonte cambi l’ordine,
i segni, le posizioni sulla sedia e sull’erba
la macchia di Lacan, là la vedi? Dove trattiene il
rosso o l’arancio se rovesci un giorno se ritorniamo
qui a farlo se sposti la carriola e mi prendi sulla scala
c’è un segno o perfino la pelle che da allora fruscia
e vola o ronza o se sollevi ligne par ligne il mio corpo
e facciamo la 34 du Foutre du Clergé la chaleur,
l’amour, quel jour, nel giardino di Mia Nonna dello Zen,
où tout ça ne fait plus qu’ un seul geste,
l’amour, adesso che lo ritrovi che cammina,
è differenza dell’amore, fuori niente è cambiato
disse ancora il mio amore infinito: la piega del sole
forza il blu, te lo ricordi quel mio vestitino di seta col
cinturino, maledetto amore mio, di fronte al testo
la felicità passa al limite nudo di un orlo
e non è detto che sia quello delle mutande “La Perla”
e non è sempre l’alba che trascina amore, anche il pomeriggio
non è male per fare la carriola, di fuori dall’aranceto
l’acqua dell’acquaio incrocia l’orizzonte a sud
lì si legano la linea e il sogno, à chaque caresse la figura arriva
dove guarda poiché ti tocca un po’ dappertutto da ogni lato
dove altri la toccano, adesso la ritrovi che cammina,
attraversa la piazzetta o l’aranceto, il sentiero che dal cancello
porta al fabbricato e al pollaio, ci sono alberi, gelsi e fichi,
che pare che siano messi fuori dalla foresta o dal bosco del pantano
sulla strada l’andatura della tua ragazzina quando si incrociano
le linee dei fatti e l’amore cresce e mi prende seduto
che luce lascia il corpo, che cosa taglia ad angolo retto
il nostro libro? Che cosa fa crescere così il nostro amore?
E si fonde eco o caso, legno a ridosso della scala, un po’
pietra o tatto che sotto il (-phi) unisce e lega
e l’inguine perde l’orbita, come mi dicevi amore mio
maledetto e infinito con Vicente Aleixandre[iv]?
sobre muslos de piedra, dolce maschera bianca,
cuerpo feliz que desciende cantando
nodo di presenza, un giorno intatta innocenza
da cui il fuoco il corpo felicità mi stende le braccia
o dove il mondo guancia dove i soli toccano carne
allora sedersi sopra un argine basta allora sedersi
su quella sedia che così posta è la memoria come
filo o saliva o sperma o il crepuscolo rosato, il miele
della mia andatura, dammi solo amore sopra la terra
umida e i trifogli, maravilla lucida labbra, l’acqua misterio oculto o
l’azzurro che si leva, il clamore della terra, alzami quel vestitino
azzurro il cielo felice voglio fiore acqua foglia sete
lamina fiume o vento o infinito laggiù bosco che si cela all’uomo
o una pioggia o se il saraceno da se stesso si allontana
nell’azzurro le arance l’occhio o il palpito di questo mondo
che sento che cade ad occidente dove non c’è il mare
o se c’è da qui non si vede unico, né felice trasparenza
né segreto midollo dell’osso delle tigri, così trema tanto
amor  angelo uccello lieto l’aria quieta la bocca il limone
sopra l’erba  la superficie del polline o il piede o suspiro
o il silenzio, il pulviscolo fine su cui gravita il nome,
che, è un incanto, è proprio sul gaudio che adesso il mio culo
o il fondo de ese mar donde
l’ amore gli abbracci  la giovane delizia


[i] Cfr. Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, trad.it. Einaudi, Torino 1979: in particolare il paragrafo 5. di Rapito in estasi a pag.165 e 166. Vedi anche L’arancia, a pag.94,  per l’obbligo di spartizione; e il Gaudium e laetitia, a pag.47 e 48,  per il possesso perpetuo e il piacere allegro della giovane delizia.
[ii] Cfr. Les quarante manières de  foutre, dédiées au Clergé de France[1790], Librairie Arthème Fayard, 1986. La Giocosa, che, in virtù della radicalizzazione dell’amore assoluto del poeta, può essere sostanzialmente rinominata La Gaudiosa: “Il poeta, seppur ancora in erba , prende posto sulla sedia impagliata nel giardino Zen di Mia Nonna dello zen dell’Arancia. Non è necessario che si abbassi i calzoni fino alle caviglie. L’innamorata futura moglie si mette a cavalcioni su di lui, che l’accarezza e le sta di fronte. Lei fa entrare il (-φ) di Lacan così morfologizzato [in quanto VS Gaudio], e ne fa [in quanto Aino Marisë] l’ αἶνος (leggi:ainos; gr.= lode, racconto) del “genere maschile”(=maris;lat.). Può anche disporsi in senso contrario,il poeta insinua allora le mani sotto le braccia dell’innamorata, e coglie i pomi di Venere di chi è nata di Venerdì: invertendo così la Gaudiosa in 33, che, essendo la Misteriosa, sarà qui denominata la Mistergaudiosa”. Per altro, come omaggio all’innamorata eterna, la Giocosa potrebbe essere titolata l’Ainosa, che ha in sé il sigma del sostantivo greco e la esse del genitivo latino “maris”. Aino Maris, come "lode" o "racconto del genere maschile", allittera anche “Aino Amoris”, come “lode dell’amore” o “racconto dell’amore”: per “amoris” genitivo di amor-amoris.
[iii] Cfr. V.S.Gaudio, Da “La temporalità dell’ombelico”(1973), in: Idem, Lavori dal desiderio, Guanda, Milano 1978:pag.40.
[iv] Cfr. V.S.Gaudio, La Stimmung del 25 ottobre 1977 con Vicente Aleixandre, in: Idem, STIMMUNG, Collezioni di Uh, Cosenza  1984.
Nella foto  Nettie Harris

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